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venerdì, 29 giugno 2007

SICUREZZA TRA REALTA’ E IDEOLOGIA

Il mio blog, con mio infinito piacere, diventa una sorta di piazza virtuale, un salotto dove si ospitano gli amici. Mi chiede di inserire un post il mio amico Armando Bronzi.

Armando solleva la questione della videosorveglianza nelle città, nella nostra città in particolare, dopo l’annuncio da parte della civica amministrazione di voler sorvegliare alcuni siti della città.

Armando, a tale riguardo, nel settembre del 2006 inviò una lettera aperta ai rappresentanti di RC attraverso la stampa locale, che di seguito riporto.

Nel dicembre scorso sul sito del circolo di Rifondazione Comunista di Potenza comparve un appello con cui si invitava la popolazione a firmare una petizione contraria a questo progetto.

Armando, lo scorso mese di marzo, scrisse alla redazione del sito internet la nota che riporto qui sotto, senza ottenere l’auspicato riscontro.

L’argomento è di stretta attualità e merita di essere sviscerato ed approfondito. Parliamone.

 

_______________

 

Carissimi compagni, alcuni giorni fa, navigando in Internet, mi sono imbattuto nel vostro sito. L'immagine della telecamera e lo slogan sottostante hanno attirato subito la mia attenzione destando, in me, sentimenti di delusione e di disapprovazione che si sono materializzati nel leggere della petizione promossa da codesto circolo contro l’installazione delle telecamere in città. Tutto ciò mi ha convinto ad inviarvi le mie riflessioni sull’argomento, già rese pubbliche, in forma di lettera aperta, dalla stampa locale nel decorso mese di settembre, che hanno trovato un discreto riscontro tra la gente, in modo particolare, tra i residenti di Piazza Don Bosco che, convinti del loro effetto dissuasivo, hanno sottoscritto, in tal senso, una petizione inviata al Sindaco e all’Assessore Mancino. Per correttezza d’informazione preciso che sono un vostro elettore e, pertanto, convinto di poter azzardare la richiesta di pubblicare sul vostro blog il mio contributo, al fine di avviare una libera, serena e democratica discussione scevra da preconcetti ideologici. Con stima e simpatia. Armando Bronzi

 

___________

 

L’USO DI IMPIANTI DI VIDEOSORVEGLIANZA NELLA NOSTRA CITTA’: “UN MALE NECESSARIO”.

Lettera aperta ai rappresentati di Rifondazione Comunista presenti nel Consiglio e nella Giunta Comunale.

Il vecchio senso civico che, in un passato non tanto remoto, è stato il “codice comportamentale” di tante generazioni, cede il passo alla tecnologia. Questa amara considerazione non deve e non può sfuggire dinanzi alla decisione della Giunta Comunale di Potenza di ricorrere ad impianti di videosorveglianza a tutela della sicurezza del patrimonio pubblico e privato e della popolazione del capoluogo. Strada percorsa, purtroppo, e prima della nostra, da molte amministrazioni municipali del paese e del resto del mondo. Una solenne abdicazione delle più elementari regole del vivere e della convivenza civile al rigurgito di episodi di vandalismo ad opera di una minoranza sempre più agguerrita e devastante di giovani e giovanissimi neo-barbari. Al di là della tristezza e della montante rabbia che ci pervadono la mattina quando, uscendo di casa, ci imbattiamo negli scenari della loro opera devastatrice, ciò che di questo fenomeno pesa come un enorme macigno è il sospetto di trovarci di fronte ad una “caporetto” delle istituzioni-simbolo di ogni società civile: la famiglia, la scuola,la chiesa, le associazioni, i partiti, ecc….Il sospetto diventa, man mano, certezza quando il fenomeno dilaga e non viene affrontato con la dovuta serietà e le apposite contromisure che il caso richiedono. Optare per la videosorveglianza come deterrente e strumento di prevenzione è un “male necessario” ed è la risposta più immediata alla legittima richiesta di tranquillità di quei cittadini che si sentono terrorizzati e molestati nel loro vivere quotidiano dagli emuli di Attila., ma non deve rappresentare il surrogato del lavoro di formazione del “cittadino” da sempre svolto da queste istituzioni. Che gli esperti, la politica, si mettano subito intorno ad un tavolo per comprendere. oltre le ragioni del malessere giovanile, dove e in cosa la “società” ha fallito”, cosa occorre fare per circoscrivere il fenomeno nei limiti della tollerabilità. Le telecamere, lo dico apertamente, evitiamo di demonizzarle, anche se è vero che ci riportano ad un clima di “sorvegliati a vista” in una società simile a quella raccontata da George Orwell nel celeberrimo “1984. Però, per coerenza e onestà intellettuale, non dimentichiamoci del grande orecchio “Echelon”, dei tanti satelliti sparsi in orbita, delle telecamere poste a guardia dei templi del “Dio denaro”: banche e uffici postali e ai suoi dispensatori: bancomat, postamat, delle “svelate” intercettazioni telefoniche e dei comunissimi navigatori satellitari che oramai da anni controllano ogni nostro gesto, ogni nostro spostamento, ogni nostra conversazione, captano i nostri sentimenti più intimi. Fuori dai denti e senza alcuna ipocrisia: la sicurezza del singolo e dei propri beni è un diritto sacrosanto! La società deve fare il possibile per garantirlo. Anch’io come tanti elettori di sinistra, nelle ultime elezioni politiche ho votato per il vostro partito, credo che l’ordine e la sicurezza non siano “concetti” di destra, (altri sono i valori che differenziano sostanzialmente destra e sinistra ), Sergio Cofferati prima ed altri Sindaci di sinistra lo hanno capito ed hanno adottato la linea dell’intransigenza verso coloro che non rispettano le leggi e le regole del nostro Paese, non per questo dobbiamo tacciarli di essere “fascisti”. Per cortesia, non confondiamo la libertà con qualcos’altro! Ricordiamolo sempre: “la libertà di ognuno finisce dove inizia quella degli altri”. Quando la società, per mille ragioni (nel nostro caso, sembrerebbe dettata dalla mancanza di personale da utilizzare per il controllo del territorio urbano), non è più in grado di assicurare questo principio, quindi, anche l’ordine e la sicurezza, deve poter ricorrere, in maniera provvisoria, anche all’ausilio della tecnologia, finché non riesce a rigovernare i fenomeni degenerativi che essa stessa produce, stando attenta a non demandarle ruoli istituzionali. Vi chiedo, pertanto, al momento di votare in commissione per l’adozione della videosorveglianza in città, di tenere presente anche la modestissima opinione di un elettore del vostro partito. Tranquilli, nessuno griderà al “liberticidio”!.


postato da: astronik alle ore 21:59 | link | commenti
categorie: sicurezza, città, sorveglianza
sabato, 26 maggio 2007

Sicurezza in città

Il problema della sicurezza nelle città diventa sempre più grave. Stupri, aggressioni, furti, rapine spesso vanno sotto il nome di “microcriminalità”, un termine che non rende l’idea. Le forze dell’ordine non riescono a far fronte a questa autentica emergenza. La gente comincia ad organizzarsi autonomamente.

Ho ricevuto l’invito di un gruppo di ragazzi di Bologna per pubblicizzare una manifestazione in programma il 29 maggio prossimo. Riporto qui sotto  il post uscito sul loro blog.

 


 

 

Oggi sul giornale odierno il presidente di Omnia Bononia, Giulia Sarchese, ha rilasciato un'intervista in cui esponeva tutte le proposte che il comitato ha intenzione di chiedere in

piazza Santo Stefano a Bologna il giorno 29 maggio alle ore 18,30

le proposte sono abbastanza semplici in modo che possano essere realizzate nel minor tempo possibile

  • Incentivi per una migliore dislocazione dei locali notturni ,utili anche come punti luce sul territorio, infatti il modo migliore per evitare che una ragazza venga aggredita è il "controllo" sociale: se ci diamo una mano a  vicenda possiamo arginare il problema senza una sgradita militarizzazione del territorio
  • Forte diffusione e organizzazione di corsi di auto-difesa personale (che non sono corsi di karate bensì corsi che ti insegnano a individuare il pericolo e a comportarti di conseguenza) gratis per ragazze e donne sponsorizzati dalle Istituzioni; e dove già esistono maggior pubblicizzazione
  • Conclusione tempestiva delle trattative con le associazioni dei tassisti su tariffe agevolate per le corse notturne effettuate dalle donne
  • Potenziamento del personale degli assistenti civici che possono svolgere un ruolo determinante come presidio del territorio ma anche come semplici "accompagnatori" delle donne sole
  • Progetti da sviluppare in maniera capillare nei vari istituti scolastici per educare ad una convivenza pacifica fra generi
  • Fermate a richiesta per gli autobus atc, anche non in prossimità della fermata, e istituzione di un protocollo che gli autisti devono seguire in caso di molestie in autobus
  • Spazi nei parcheggi riservati alle donne, forniti di adeguata illuminazione.
  • adeguata formazione degli agenti di polizia che si trovano a ricevere le denunce di donne che hanno subito violenza
  • Speriamo che queste cose piacciano a tutti e che tutti quelli che vivono a Bologna ci diano il proprio appoggio come già hanno fatto tutti quelli che con cui abbiamo parlato

Omnia Bononia

 


postato da: astronik alle ore 06:54 | link | commenti
categorie: sicurezza, autodifesa
domenica, 20 maggio 2007

Emergenza legalità

Ormai è emergenza piena. Le cronache, sempre più, nere ci parlano di un’Italia sempre meno sicura. La gente ha terrore di uscire. In molti vivono letteralmente barricati in casa. In alcune città esiste un coprifuoco non decretato dalle autorità preposte ma imposto dall’impossibilità di muoversi liberamente dopo il calar del sole.


Gli episodi delinquenziali non si contano più, una sequela di delitti, sempre più efferati, il dilagare della droga (con le  problematiche ad essa connesse)  consegnano un’immagine di certe città che è molto vicina a quelle del far west di due secoli fa.


Le libertà individuali sono pesantemente limitate. Cominciano a sorgere comitati spontanei che organizzano ronde di vigilanza.


Ma come è stato possibile giungere a questo stato di cose? L’analisi non è per nulla facile e come niente ci si scopre razzisti. Già il razzismo. L’Italia multirazziale non è facile da realizzare. Soprattutto perché il problema è soprattutto questo. L’abnorme presenza di stranieri, per lo più irregolari. L’apertura delle frontiere, il mancato argine all’immigrazione clandestina hanno contribuito a creare i problemi di cui soffrono oggi le principali città.


Non è un caso che il 70 % della popolazione carceraria è costituita da stranieri.


Quando poi ci si mette la politica a complicare le cose la gente si incazza sempre di più. Il recente indulto ha svuotato le carceri di 26.000 condannati, ma gran parte dei ritornati in libertà vi ha fatto un rapido ritorno, ad oggi il 20 % dei rimessi in libertà è ritornato in carcere.


Che fare? Tanto per cominciare si rispettino le attuali leggi in materia di immigrazione, se c’è da migliorarle si provveda, ma, per lo meno si rispettino quelle esistenti. Si impedisca l’ingresso di clandestini e si mettano in campo seri programmi di sviluppo nei posti da dove questi disperati scappano.


Ovviamente non occorre generalizzare e fare l’equazione immigrato uguale delinquente. Ci sono migliaia di persone oneste che lavorano “normalmente” ed onestamente, gente che si è perfettamente integrata e che rispetta le leggi italiane.


Non è detto poi che la delinquenza sia solo attribuibile agli stranieri, anche gli italiani possono vantare ottime “organizzazioni”, mafia, ndrangheta, camorra, sacra corona unita, banda della Magliana e compagnia cantando. Anzi, in molti casi queste “organizzazioni” sfruttano la manovalanza extracomunitaria per i loro affari illeciti.


Ovviamente la classe politica si rivela incapace di arginare il fenomeno, ma la gente reclama giustizia e legalità E nel frattempo diventa razzista.


Per fortuna in Basilicata il fenomeno non ha assunto le proporzioni di città come Roma, Bologna, Milano, Torino, ma solo perché noi non siamo ritenuti abbastanza ricchi per “attrarre” il popolo dei disperati.


postato da: astronik alle ore 08:00 | link | commenti (5)
categorie: sicurezza, immigrazione, legalitÃ