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domenica, 19 agosto 2007

Riparte la politica lucana

Dopo la tradizionale pausa estiva la politica tornerà a pieno regime ad occuparsi delle problematiche della nostra regione.

Mai come quest’anno le ferie hanno rappresentato un’ancora di salvataggio per i vertici della Regione Basilicata, ma non è bastato. A tenere vivo il fuoco delle polemiche due problematiche diventate un tormentone estivo: il commissariamento dei due Consorzi ASI e il mega deposito di gas in Valbasento.

Certo il quadro politico in Basilicata è in continua evoluzione ed a voler tenere come punto di riferimento le elezioni regionali del 2005 sono da registrare molti sconvolgimenti.

Il 18 aprile 2005 i lucani decisero di essere governati dal centro sinistra con una maggioranza schiacciante 21 consiglieri contro 9 del centro destra. Con la stragrande maggioranza di consiglieri, dieci, eletti nella lista Uniti nell’Ulivo, tre nell’UDEUR ed uno ciascuno eletti nelle liste di PDCI, PRC e Verdi.

Si cominciò a governare e contemporaneamente a litigare. Prospero De Franchi eletto nell’UDEUR passò quasi subito a Italia dei Valori. Altre trasmigrazioni sono seguite e hanno generato nuovi Gruppi Consiliari. Il folliniano Flovilla insieme all’ex autonomista Di Sanza (a dire il vero Di Sanza è un ex di parecchi partiti) hanno costituito il Gruppo dell Italia di Mezzo.

C’è stata poi la crisi di inizio estate che ha lacerato ulteriormente i rapporti nel centro sinistra ed il De Filippo bis ha favorito nuove scissioni, il diessino Rocco Vita insieme all’ ex Assessore Salvatore dello SDI ha costituito il Gruppo dell’Unione. Il PRC è uscito dalla maggioranza ma fra partito e consigliera Simonetti non c’è identità di vedute.

A complicare di più le cose ci si è messo il “cantiere” per la costituzione del Partito Democratico che in attesa della formalizzazione del nuovo soggetto politico provoca sussulti a non finire. Tanto per cominciare è stato “licenziato” l’Assessore Rondinone, diessino contrario al PD e passato al nascente partito della Sinistra Democratica.

Chi glie lo spiega ai cittadini che una piccola regione con tanti problemi deve sopportare un costo della politica non indifferente? Mal si concilia la presenza di un numero impressionante di Gruppi Consiliari (tredici se ne contano sul sito ufficiale della Regione) con tre Gruppi composti da un solo consigliere. Tutti i gruppi dotati di sede, segreteria e tutti gli accessori per funzionare.

Chissà con quali intenzioni si ripresenteranno in Viale della regione Basilicata (nuova denominazione di via Anzio) partiti e consiglieri regionali.

Le ultime riunioni del Consiglio Regionale sono state cariche di tensioni con pezzi di maggioranza che si comportavano da opposizione, in particolare il leader dei Verdi, Mollica, non ha ingoiato il boccone amaro della defenestrazione da Assessore e si è scatenato in una serie di interrogazioni alla Giunta e al Presidente su svariati argomenti. Certo il suo atteggiamento fa pensare perché le stesse questioni attenevano egli stesso, poche settimane prima, quando ricopriva il ruolo di Assessore…. Ma la politica è anche questo. Personalismo oltre ogni decenza.

Bisognerà aspettare quindi la prima occasione pubblica per vedere qual è la maggioranza che oggi governa la Basilicata. Bisognerà verificare se Italia di Mezzo (i cui due componenti il gruppo sono stati eletti nello schieramento di centro destra) entrerà a pieno titolo nella maggioranza (e bisognerà vedere cosa otterrà in cambio). Bisogna verificare se Rifondazione Comunista resterà ancora all’opposizione e bisognerà verificare se la consigliera Simonetti rappresenterà ancora Rifondazione Comunista. I Verdi, o per meglio dire l’unico consigliere del partito che si definisce ecologista, continueranno a stare in maggioranza e continueranno a fare, contemporaneamente, ostruzionismo.

Tutto questo mentre i problemi che affliggono i lucani non diminuiscono. Tutt’altro.

Tante sono le emergenze che appare arduo tentare di fare una classifica.

Siamo sempre di meno, l’emorragia dell’emigrazione non si ferma e il triste fenomeno provoca a cascata tanti altri problemi. I paesi che si spopolano restano senza servizi vitali, le scuole perdono alunni e cattedre. Per chi resta vivere diventa difficile.

Siamo sempre più poveri. Lo dicono tutte le classifiche stilate dai vari istituti di statistica.

Ci sono sempre troppi disoccupati, chi non vuole emigrare deve fare i conti con una drammatica mancanza di lavoro. Le aree industriali sono diventate un deserto. Gli imprenditori che si erano insediati dopo aver ricevuto un mare di finanziamenti a fondo perduto e per la formazione preferiscono passare a far cassa altrove. Delocalizzazione è il fenomeno dilagante che interessa le aziende dell’Italia meridionale e della Basilicata in particolare. Il fiume di denaro pubblico riveniente dall’Unione Europea non ha prodotto alcun risultato: non sono state create le infrastrutture e non si sono creati posti di lavoro. Sono in molti a chiedere di indagare circa la reale destinazione di questi fondi.

Non è un caso che gli accadimenti giudiziari che vanno sotto il nome di Toghe Lucane riguardano le indagini per verificare la reale esistenza di un comitato d’affari che ha gestito, complici pezzi della magistratura, proprio gli ingenti contributi comunitari.

Resta in piedi la polemica sulle scelte energetiche che vedono la Basilicata territorio privilegiato per “insediamenti produttivi” di fonti energetiche che spesso fanno a pugni con l’ambiente o che vengono calate sul territorio senza curarsi minimante di interpellare le popolazioni.

Pur se molti lucani sono ormai dichiaratamente refrattari alla politica c’è attesa per la ripresa delle attività istituzionali.



postato da: astronik alle ore 07:20 | link | commenti
categorie: , basilicata, lucania, regione basilicata