E’ passato più di un anno dall’insediamento di Romano Prodi a Palazzo Chigi.
Si può, quindi, azzardare un primo parziale bilancio del suo governo.
Chi mi conosce sa come mi sono battuto per non rivedere Berlusconi alla guida dell’Italia.
Le aspettative mie, e di tanti italiani, erano tante. Mi aspettavo, ci aspettavamo, dal governo di centrosinistra un’azione forte, incisiva, che avrebbe dovuto far dimenticare i cinque anni del Cavaliere durante i quali siamo stati mazzolati ben bene. Ci ha ingannati, il Berluska, sul fisco, non ha ridotto le tasse, sulle pensioni, non sono aumentate per tutti quelle minime, è peggiorato il sistema per chi aspirava ad uscire dal mondo del lavoro. Non sono state avviate le promesse opere pubbliche, soprattutto al sud. Ci ha inondato di tanta demagogia e null’altro.
Più che giustificate, quindi, le aspettative del popolo della sinistra nei confronti del Governo Prodi.
Ma con una maggioranza così risicata al Senato ho subito capito che molte cose Prodi non le avrebbe più potute fare. Dal megaprogramma presentato si è passato ai famosi dodici punti.
Si è cominciato con qualche provvedimento sulle liberalizzazioni. E’ un buon viatico ma è ancora molto poco. Non si è entrati nel cuore di tanti problemi. Si è curato un tumore con l’aspirina…..
La tormentata Legge Finanziaria ha assorbito il lavoro parlamentare per quasi un semestre e sinceramente non ha prodotto grossi “benefici” alla gran parte dell’italiano medio.
La battaglia per interpretare i provvedimenti è durata molto ma, andando al nocciolo della questione, nel mio piccolo ho dovuto amaramente constare che per la famiglia media, sopratutto per le famiglie monoreddito, è cambiato poco o nulla, pago a Prodi le stesse tasse che pagavo a Berlusconi, in più mi ritrovo con le tasse locali aumentate. Solo da poco si è provveduto ad eliminare i tiket sanitari inopinatamente introdotti. Ho pagato il bollo auto molto di più di prima.
Secondo me i voti decisivi per governare a Prodi glie li hanno dati i precari, circa un milione e mezzo di lavoratori che si guadagnano il pane “a tempo”, “a progetto”, con stipendi quasi sempre da fame, gente che non può costruirsi un futuro, che non avrà una pensione. Gente che aveva creduto a ciò che era stato promesso: uno dei primi provvedimenti avrebbe riguardato la legge Biagi. Si è persino parlato di stabilizzare i precari degli Enti pubblici. Ma è cambiato poco. O niente.
E che dire dei costi della politica? Sto leggendo il best seller del momento “La casta” di Rizzo e Stella e sinceramente mi cascano le braccia. Sprechi, privilegi, malaffare proprio nei “palazzi” della politica….. dove ci sono quelli che ho “mandato” a per tutelarmi…..
Anche a livello locale il dibattito si è spostato sui costi della politica, sugli sfarzi e degli sprechi, dei tanti Enti inutili e dei tanti soldi del contribuenti sperperati per pagare esagerate prebende magari a politici trombati piazzati li come “risarcimento”. Si è parlato delle “caste” lucane, di una ristretta oligarchia che da tempo detiene le leve del potere. Si è parlato di isola felice e poi ci accorgiamo del terremoto che ha sommerso l’isola….. Mi domando, ma com’è possibile? Ma non ci sono i miei “amici” al governo della Basilicata?
Poi ti guardi intorno e vedi solo desolazione….. e ti viene la depressione. Un senso di impotenza ti assale….. Ti fai domande a cui non sai rispondere. Vivi in uno stato confusionale che non capisci se è estasi o coma.
Ti chiedi, fra l’altro, ma sono ancora “di sinistra”? Perché “essere di sinistra” per quelli della mia generazione è diverso dall’esserlo oggi. Quelli come me intendono l’appartenenza in maniera forse troppo integralista e non si ritrovano con il modo di operare odierno dei progressisti di pelo nuovo……