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giovedì, 27 settembre 2007

Basilicata No oil

Lo sostengono in molti, da tempo. La Basilicata è terra di conquista. Sul nostro territorio si concentrano le bramosie di tanti “soggetti” che senza rispetto per gli indigeni, attentano alla natura, all’aria, all’acqua, al suolo di questa regione. Attentano anche alla salute dei lucani.

Ha cominciato lo Stato con le industrie chimiche in Valbasento e a Tito scalo. Tutti sappiamo i disastri che hanno lasciato, ancora oggi la bonifica non è stata effettuata.

La Basilicata è diventata terra di discariche di rifiuti speciali in Valbasento, di maxi inceneritori (Fenice nel melfese, Italcementi a Matera).

La Basilicata è diventata l’epicentro scelto da gruppi imprenditoriali per produrre energia, di tutti i tipi non tutta pulita. Inseguendo le ricche provvidenze statali, non certo per soddisfare le modeste esigenze energetiche dei lucani.

Sono sbarcate poi in Basilicata le trivelle, prima in maniera discreta, poi in modo invasivo.

In tutte le parti del mondo dove si estrae petrolio ciò avviene in siti poco popolati, nei deserti, al largo del mare. Da noi sono venuti a spertugiare nel cuore della Basilicata verde. La Valdagri, lembo di terra votato all’agricoltura, si è ritrovata circondata da trivelle, oleodotti, autobotti. La vita non è più la stessa. I nostri governanti hanno svenduto la vocazione agricola e turistica della Valdagri per inseguire le royalties che non hanno prodotto sviluppo ne, tantomeno, occupazione. I giovani della valle sono partiti come i loro coetanei degli altri centri della regione. Fra l’altro le royalties dovrebbero essere pagate in base alle quantità di greggio estratto ma nessuno si è premurato di inserire un contatore. Ci si fida di ciò che comunica l’ENI……..Nel contempo si sta deteriorando in maniera irreversibile l’unica risorsa veramente disponibile: l’ambiente.

Lo scempio è sotto gli occhi di tutti. Il monitoraggio previsto negli accordi con l’ENI non è stato realizzato, nessuno si è preoccupato di far rispettare gli accordi. Manca una seria mappatura ed uno screening delle principali malattie che il petrolio sicuramente causa. Si hanno notizie certe che alcune falde acquifere sono già compromesse, pare che nella diga del Pertusillo alcuni pericolosi inquinanti derivati dal petrolio sono presenti già nei primissimi anni 2000. Tutti ricordano gli incidenti avvenuti negli anni scorsi che hanno riguardato sversamenti e fuoriuscita di gas pericolosissimi.

Non contenti dei danni arrecati alla Valdagri gli amministratori regionali hanno sottoscritto un altro accordo di programma per lo sfruttamento dei giacimenti del Sauro, fra Corleto e Guardia Perticara.

Fra qualche anno anche quei territori subiranno l’aggressione selvaggia che comporta l’estrazione.

Nel frattempo i prezzi del petrolio sui mercati internazionali hanno subito aumenti spaventosi e ciò ha reso appetibile l’oro nero nascosto nelle viscere della Basilicata. Le compagnie petrolifere, quasi tutte straniere, si sono scatenate a chiedere autorizzazioni per ricercare il greggio. Il 60% del territorio lucano è interessato a questa nuova ondata di perforazioni.

Sono sorti alcuni comitati spontanei di cittadini che si oppongono a far devastare i loro paesi.

Anche le principali associazioni ambientaliste sono in fermento. Il WWF ha lanciato la campagna “Lucania NO oil” con la quale si chiede, fra l’altro, agli amministratori locali l’impegno di negare le autorizzazioni alle compagnie petrolifere.

Uno dei comitati più attivi è sorto a Satriano di Lucania, i cittadini si sono coniato lo slogan “SatriaNo” e stanno raccogliendo firme. Stessa cosa avviene nei centri del Meandro.

Oltre ai comitati spontanei si è creato un coordinamento fra associazioni e partiti che preannuncia battaglia per fermare le trivelle.

 

La storia del petrolio lucano

Un contributo sul Corriere della Sera

 

L’accordo con l’ENI

Il Sole 24 ore e i soldi del petrolio

La rassegna stampa su Lucanianet

Una voce dal web (una delle tante….)

 



postato da: astronik alle ore 05:00 | link | commenti
categorie: petrolio
venerdì, 25 maggio 2007

BASILICATA CHIAMA UZBEKISTAN

L'ultimo comunicato stampa di OLA.
Meditiamo.


L’inutile protocollo di Kyoto ed i pericoli di inquinamento petrolifero

In Basilicata, su una superficie di 9.992 Kmq, oltre 3.330 Kmq sono stati concessi alle compagnie petrolifere dallo Stato italiano (il 34% della superficie regionale totale). Esse posseggono 9 permessi di ricerca (1,209,54 Kmq)  e 21 concessioni (2120,89 Kmq) per l’estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi. Nei prossimi anni si prevede di estrarre in Basilicata 160.000 barili di petrolio al giorno. La regione italiana pertanto potrebbe essere paragonata alle regioni dell’ex U.R.S.S. che circondano il Mar Caspio, quali l’Uzbekistan, Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Sono già stati costruiti centinaia di chilometri di oleodotti che attraversano aree ricche di boschi e campi coltivati, decine di pozzi petroliferi, centri olii, impianti di stoccaggio del petrolio e del gas. Vi sono due grandi campi petroliferi (TREND 1 e TREND 2) nella Val d’Agri e nella valle Camastra-Sauro controllati rispettivamente dall’ENI e dalla TOTAL.  Nei prossimi anni è previsto l’incremento delle attività petrolifere: molte società si contendono il territorio quali Shell, Italmin petroli, Fina, Mobil, Enterprise,British Gas, Esso, Gas Plus,Jkx,Aleanna Resorces,Celtique petroleum,Consul Service,Mac Oil,Indipendent solutions, Edison Gas,Intergas Più, Petrorep,Gas Natural Vendita Italia,Vega Oil. Il petrolio non viene estratto nel deserto bensì in una regione prevalentemente montuosa, ricoperta da rigogliose foreste, ricca di sorgenti e dighe che producono acqua potabile per oltre 3 milioni di abitanti delle regioni confinanti (Puglia e Calabria), utilizzata per una fiorente agricoltura mediterranea che avviene nelle aree pianeggianti in prossimità della costa del Mar Ionio. Da oltre 10 anni le compagnie petrolifere  ostacolano l’istituzione dei parchi naturali e promettono alle popolazioni le royalties per poter estrarre petrolio e gas anche all’interno dei parchi naturali esistenti, nei Siti di Importanza Comunitaria e nelle Zone di Protezione Speciale tutelati dall’Unione Europea.  



postato da: astronik alle ore 22:45 | link | commenti
categorie: petrolio