Doveva essere una delle prime riforme del Governo Prodi. Ma ancora non è stato fatto nessun passo avanti per riformare il pianeta giustizia in Italia. Si dice spesso che la civiltà di una nazione si misura con il modo in cui si amministra
E’ molto difficile trovare le cause o i rimedi a questo, che è un vero e proprio male della società..
Non si può fare a meno di constatare che la crisi della Giustizia , di cui si parla da molti lustri, si può risolvere con un impegno serio, onesto, bipartisan, dei nostri parlamentari, a cui va affiancato un supporto tecnologico e l’impiego intensivo dell’informatica.
Non sono tollerabili, in un paese che vorrebbe essere definito “civile” gli attuali tempi della Giustizia penale e soprattutto civile. Il cittadino non si sente per nulla tutelato, anzi, spesso si sente “minacciato”. Una giustizia che si rispetti deve essere “giusta” e, soprattutto, deve avere la “certezza della pena”. Fermi restando le garanzie che la nostra Costituzione prevede, non è tollerabile continuare ad assistere ad atti camuffati da clemenza, mi riferisco agli indulti, ai condoni, che fanno molti più danni di quanti ne vorrebbero limitare. Non è serio.
Tribunali sempre più imballati dove le Sezioni Civili, complice la crisi economica, che fa aumentare i contenziosi, non riescono a smaltire la gigantesca mole di procedimenti. Più drammatica la situazione delle Sezioni Penali con uno spaventoso aumento dei reati connessi alla presenza di molti immigrati clandestini (pare che in certi istituti di pena i detenuti stranieri sono il 70 % della popolazione carceraria).
Nel calderone ci si deve mettere la conflittualità fra Magistrati e fra Magistrati e politica. Un mix micidiale. Non se ne esce fuori. Bisogna assolutamente, una volta per tutte, stabilire i confini entro cui tenere la libertà di pensiero e opinione dei Magistrati. E’ necessario stabilire regole certe per un eventuale impegno in politica dei Magistrati. E’ altresì imprescindibile “umanizzare” il comportamento di certi giudici che continuano a ritenersi intoccabili, anche se sbagliano. Casi come quelli di Enzo Tortora non devono mai più accadere.
Continuare a demonizzare, per perseguire fini personali, i Magistrati è molto pericoloso e delegittima tutta la giustizia; isolare, strumentalmente, i giudici contribuisce a creare eroi come Livatino, Falcone e Borsellino. Ma di questi eroi noi vorremmo continuare ad averli nei palazzi di giustizia e non in Paradiso com’è accaduto…..
Ormai è emergenza piena. Le cronache, sempre più, nere ci parlano di un’Italia sempre meno sicura. La gente ha terrore di uscire. In molti vivono letteralmente barricati in casa. In alcune città esiste un coprifuoco non decretato dalle autorità preposte ma imposto dall’impossibilità di muoversi liberamente dopo il calar del sole.
Gli episodi delinquenziali non si contano più, una sequela di delitti, sempre più efferati, il dilagare della droga (con le problematiche ad essa connesse) consegnano un’immagine di certe città che è molto vicina a quelle del far west di due secoli fa.
Le libertà individuali sono pesantemente limitate. Cominciano a sorgere comitati spontanei che organizzano ronde di vigilanza.
Ma come è stato possibile giungere a questo stato di cose? L’analisi non è per nulla facile e come niente ci si scopre razzisti. Già il razzismo. L’Italia multirazziale non è facile da realizzare. Soprattutto perché il problema è soprattutto questo. L’abnorme presenza di stranieri, per lo più irregolari. L’apertura delle frontiere, il mancato argine all’immigrazione clandestina hanno contribuito a creare i problemi di cui soffrono oggi le principali città.
Non è un caso che il 70 % della popolazione carceraria è costituita da stranieri.
Quando poi ci si mette la politica a complicare le cose la gente si incazza sempre di più. Il recente indulto ha svuotato le carceri di 26.000 condannati, ma gran parte dei ritornati in libertà vi ha fatto un rapido ritorno, ad oggi il 20 % dei rimessi in libertà è ritornato in carcere.
Che fare? Tanto per cominciare si rispettino le attuali leggi in materia di immigrazione, se c’è da migliorarle si provveda, ma, per lo meno si rispettino quelle esistenti. Si impedisca l’ingresso di clandestini e si mettano in campo seri programmi di sviluppo nei posti da dove questi disperati scappano.
Ovviamente non occorre generalizzare e fare l’equazione immigrato uguale delinquente. Ci sono migliaia di persone oneste che lavorano “normalmente” ed onestamente, gente che si è perfettamente integrata e che rispetta le leggi italiane.
Non è detto poi che la delinquenza sia solo attribuibile agli stranieri, anche gli italiani possono vantare ottime “organizzazioni”, mafia, ndrangheta, camorra, sacra corona unita, banda della Magliana e compagnia cantando. Anzi, in molti casi queste “organizzazioni” sfruttano la manovalanza extracomunitaria per i loro affari illeciti.
Ovviamente la classe politica si rivela incapace di arginare il fenomeno, ma la gente reclama giustizia e legalità E nel frattempo diventa razzista.
Per fortuna in Basilicata il fenomeno non ha assunto le proporzioni di città come Roma, Bologna, Milano, Torino, ma solo perché noi non siamo ritenuti abbastanza ricchi per “attrarre” il popolo dei disperati.
Il tema dell’assemblea mi incuriosiva ed affascinava. Da qualche giorno mi arrivavano mail da più parti con l’invito a parteciparci. Sono andato al Museo Provinciale dieci minuti prima che l’incontro cominciasse, c’era già molta gente. L’assemblea di cui voglio parlare è stata organizzata dal coordinamento lucano di Libera. In Basilicata l’animatore dell’associazione fondata da don Ciotti è Don Marcello Cozzi, presidente del Cestrim, un’associazione di volontariato che da anni lotta per l’affermazione della legalità, per combattere il disagio, per stare vicino ai più deboli. Don Marcello è notissimo per le sue battaglie contro l’usura e la criminalità organizzata. Si sarebbe parlato dei misteri di cui la stampa nazionale se ne occupa con insistenza…….
All’assemblea erano presenti i famigliari delle vittime di inquietanti casi giudiziari tornati prepotentemente agli onori della cronaca grazie anche all’interessamento dei media nazionali.
C’erano le mamme dei “fidanzatini di Policoro” assassinati e non morti “accidentalmente” come vogliono far credere, c’era la figlia di Vincenzo De Mare, l’autotrasportatore di Policoro ucciso, forse perché si è rifiutato di trasportare rifiuti pericolosi, c’era la vedova di Giovanni de Blasiis, un galantuomo prestato alla politica, oggetto di una ingiusta detenzione per la leggerezza di un magistrato che non ha fatto bene il suo mestiere ed ha indotto il mite Giovanni al suicidio, c’era Gildo Claps, fratello di Elisa scomparsa misteriosamente nel 2003 con una vicenda giudiziaria che definire assurda è troppo poco.
Le storie di quelle persone, di quelle famiglie così duramente colpite, sono la storia recente del modo di amministrare
Tutti in sala, stracolma, mai vista tanta gente ad un’assemblea, hanno capito quel che voleva dire. Quando ha cominciato a parlare la signora Olimpia, la mamma di Luca Orioli, la commozione in sala la si percepiva in maniera impressionante. Occhi lucidi, fazzoletti che asciugavano lacrime, la voce rotta dalla commozione di una madre che cerca disperatamente di conoscere una verità assai diversa di quella che hanno preconfezionato. Un lunghissimo interminabile applauso ha sottolineato un particolare passaggio del suo accorato appello. Anche la mamma di Marirosa ha chiesto che si faccia piena luce sulle reali cause della morte di sua figlia, ha accusato la stampa, certa stampa, per aver accostato, ed infangato, il nome della giovane a vicende, storiacce di sesso, slegate nel tempo.
Non meno commovente l’intervento della figlia di Vincenzo De Mare che sostituisce la mamma, da poco scomparsa, nella battaglia per conoscere la verità sulla morte del papà. Anche lei racconta inquietanti storie di mala giustizia. Molto toccante l’intervento della vedova di Giovanni De Blasiis, ha ripercorso la penosa vicenda del marito, vittima innocente di una Giustizia sconclusionata, 21 giorni di carcere che sono stati risarciti dallo Stato, ma i soldi non hanno sanato la ferita che aveva nel cuore. L’ex consigliere comunale di Potenza si è distinto in una lunga serie di documentate denunce sul malaffare che alberga nella città capoluogo di regione, i comitati d’affari, le logge massoniche, storie da far tremare i polsi…… Ma non ha resistito all’onta del carcere e si è tolto la vita. Forse. Anche su questo caso tutte le ombre non sono state dipanate. Potrebbe trattarsi di omicidio.
Per ultimo ha parlato Gildo Claps che ha ripercorso la sconcertante vicenda dell’allora sedicenne ragazza potentina scomparsa nel nulla. Tutto quel che c’è dietro lo sappiamo tutti: indagini approssimative, clamorosi depistagli, strani comportamenti di inquirenti e magistrati. Tante verità tutte clamorosamente inventate. Gildo ha raccontato alcuni episodi inediti che hanno gettato altre ombre su una vicenda già torbida.
La cosa scandalosa che tutte queste vicende sono state archiviate, senza colpevoli.
Sono seguiti alcuni interventi, molto apprezzato quello di Domenico Lence, rappresentate dell’Arca Lucana per
Le conclusioni di Don Marcello sono una garanzia per tutti coloro che hanno a cuore
Una gran bella serata, se i lucani vogliono uscire dalle nebbie che da tempo oscurano la democrazia facciano tesoro di questi auspici.
Io mi sono già associato a Libera consiglio anche a voi di farlo, tanto per cominciare aderiamo alla petizione per sostenere l’azione del magistrato calabrese De Magistris, i poteri forti che ha toccato sono all’azione per delegittimarlo. Fermiamoli…….