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sabato, 15 dicembre 2007

La Giustizia secondo Travaglio

Dopo le ultime sconcertanti esternazioni di Berlusconi sui PM “dell’armata rossa” si ripresenta il problema della Giustizia in Italia
Vi sottopongo alcuni stralci dell’analisi del “giustizialista” Travaglio contenuta nella prefazione del libro del magistrato Bruno Tinti “Toghe rotte”.
Da quando, con le indagini su Tangentopoli e Mafiopoli, la legge cominciò a sembrare davvero uguale per tutti, iniziarono a serpeggiare alcune leggende metropolitane davvero avvincenti. La migliore è quella secondo cui l’Italia sarebbe uno Stato di Polizia dove gli imputati, sistematicamente privati dei diritti di difesa, sarebbero in balia di un plotone di magistrati forsennati che li seviziano con ogni sorta di supplizio,. Li terrorizzano con tintinnio di manette per estorcere confessioni (ovviamente false), li sbattono in galera e gettano la chiave……. Un Paese con poche garanzie e troppi detenuti…….. l’Italia non ha troppi detenuti, ma troppi delinquenti (per giunta impuniti)……. Non soffre di manette facili, semmai di troppe scarcerazioni facili (o mancate incarcerazioni)… Un paese dove chi volesse andare in galera dovrebbe volerlo fortissimamente, impegnarsi allo spasimo e alla fine sperare di essere fortunato , perché tra un cavillo e uno sconto, un’attenuante e una condizionale, una pena alternativa e una multa sostitutiva, una depenalizzazione e un indulto, è altamente probabile che verrebbe respinto alle porte del penitenziario……La giustizia italiana non funziona perché è programmata per non funzionare. Perché figlia di una classe dirigente con una spiccata tendenza a delinquere, cioè a non rispettare le leggi che approva o fa approvare da altri…….si depenalizza il falso in bilancio e si introduce addirittura la “modica quantità” di fondi neri magari per “uso personale” come per la droga….. anziché garantire un minimo di certezza della pena, ci si prodiga con maggioranze oceaniche a metter fuori con l’indulto anche quei pochi delinquenti che, con immane fatica le forze dell’ordine e la Magistratura erano riuscite ad assicurare alla giustizia………
MI fermo qui, ma vi consiglio di leggere il libro di Tinti, soffermandovi proprio sulla prefazione di Marco Travaglio.


postato da: astronik alle ore 15:08 | link | commenti
categorie: giustizia
mercoledì, 05 dicembre 2007

La situazione della giustizia in Italia non è buona

Il simbolo della Giustizia è una bilancia, sta ad indicare equilibrio e imparzialità, ora non più, oggi pende da una sola parte, quella sbagliata. Si può ancora parlare di Giustizia in Italia dopo le ultime notizie sui casi di Forleo e De Magistris? Io penso proprio di no.
Dichiara Di Pietro: "C'e' accanimento contro i magistrati scomodi". E come non dargli ragione….
La coraggiosa Clementina ha avuto l’ardire di indagare su personaggi intoccabili e glie la stanno facendo pagare cara. Molto cara. Invece di focalizzare l’interesse sul suo lavoro, sul caso Unipolche ti orchestrano? Tutto questo ambaradan per neutralizzare proprio gli effetti delle risultanze dell’inchiesta su D’Alema e company….. Dice bene l’ex Procuratore di Milano Borrelli : se qualcuno indica la luna, il metodo per distrarre l’opinione pubblica è quello di focalizzare l’attenzione sul dito”. Ormai è chiaro, indagare su certe persone, magari di sinistra, è molto pericoloso! E chi ha più fiducia nell’organismo di autogoverno? Quel CSM composto da membri la cui imparzialità vacilla perché nominati da quella politica che risulta per lo meno difficile indagare…..
Per una volta sono d’accordo con Alfredo Mantovano di Alleanza Nazionale quando afferma: “Colpirne una (anzi due; c’è il preannuncio per De Magistris) per educarne cento”, afferma Mantovano, che spiega: “E’ il chiaro messaggio che esce dalla 1° Commissione del CSM, relativamente alla posizione della dott.ssa Forleo. Come se finora nessun giudice avesse preso parte a trasmissioni tv, avesse esternato a margine di vicende giudiziarie da lui seguite, avesse proposto al Parlamento richieste di autorizzazione opinabili”
Ed anche questa volta mi trovo perfettamente allineato con il massimo rappresentante dell’antipolitica, il comico che ha osato occuparsi di politica. Condivido anche questa sua filippica sul blog più letto dagli italiani.
Mi devo ripetere ma lo faccio volentieri: io sto con Clementina!

postato da: astronik alle ore 22:32 | link | commenti (3)
categorie: giustizia, forleo
sabato, 20 ottobre 2007

La rappresaglia

La notizia ha fatto subito il giro delle redazioni. Il popolo di internet si è immediatamente attivato. L’indignazione per la revoca delle indagini dell’inchiesta Why not a De Magistris è grande. Subito dopo la notizia dell’iscrizione di Mastella nel registro degli indagati è stata, implacabile, la rappresaglia. Il ministro della (in)Giustizia è intoccabile. Meglio sacrificare colui che s’è permesso di indagare su di lui.
 
Il mio commento lo affido ai ragazzi di Locri, quelli dello striscione “ammazzateci tutti”. Il loro sito è diventato un punto di riferimento per la Calabria che non vuole arrendersi.
Dal sito http://www.ammazzatecitutti.org/ ho fatto il copia e incolla dei due post che trattano del caso.
_____________________
 
TOLTA INDAGINE WHY NOT A DE MAGISTRIS
 
ROMA - Il pm Luigi De Magistris è incompatibile a indagare su Mastella. In sostanza questa la motivazione con la quale è stata tolta al pm di Catanzaro l’inchiesta Why not relativa al presunto uso illecito di finanziamenti pubblici che vede tra le persone coinvolte il presidente del consiglio Romano Prodi e il ministro della Giustizia Clemente Mastella. La richiesta in corso di trasferire De Magistris da Catanzaro avrebbe dovuto, secondo la Procura, far desistere il pm dall’iscrivere il ministro Mastella, ovvero colui che ha chiesto di mandarlo via dalla Calabria, nel registro degli indagati. Ma non è andata così, e il procuratore Favi ha sentito il bisogno di intervenire direttamente.Per la situazione determinatasi dopo la richiesta di trasferimento è stata dunque avocata l’inchiesta che riguarda il presunto utilizzo illecito di finanziamenti pubblici da parte di un gruppo di esponenti politici, amministratori ed imprenditori che avrebbero fatto capo ad un comitato d'affari con base operativa e finanziaria nella Repubblica di San Marino.Il procuratore generale di Catanzaro, Dolcino Favi che ha deciso sulla questione ha applicato l’articolo 372 lettera A del codice di procedura penale, secondo il quale il procuratore è obbligato a disporre l'avocazione dell’inchiesta nel momento in cui si presenti una situazione di incompatibilità con il titolare dell’inchiesta stessa.Il pm De Magistris dice di non sapere nulla dell'avocazione: «Ancora una volta» - ha affermato - «vengono rese pubbliche a mezzo stampa notizie riservate che riguardano il mio ufficio, le mie indagini, e la mia persona. Ci avviamo al crollo dello stato di diritto, registrandosi anche, nel mio caso, la fine dell'indipendenza e dell'autonomia dei magistrati quale potere diffuso». (AGENZIA "I FATTI")
 
De Magistris scippato dell'indagine Why Not
 
Il procuratore generale facente funzioni di Catanzaro ha tolto l'indagine "Why Not" al Pm Luigi De Magistris . La Giustizia è stata immolata sull'altare del Governo e dei poteri forti. Forse stavano per scattare diverse manette intorno ai polsi di importanti e potenti uomini della politica e dell'imprenditoria non solo calabresi. Togliere l'indagine "Why Not" a Luigi De Magistris è una grave sovversione interna alle Istituzioni democratiche del Paese. Ci appelliamo nuovamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, affinché convochi in seduta straordinaria il Consiglio Superiore della Magistratura per adottare ogni provvedimento giudiziale, politico ed istituzionale in merito alla gravissima crisi dello Stato di diritto nella Procura della Repubblica di Catanzaro e per garantire l'indipendenza costituzionale della Magistratura italiana.

postato da: astronik alle ore 23:50 | link | commenti (3)
categorie: giustizia, why not, mastella, de magistris
mercoledì, 25 luglio 2007

Giustizia?

Doveva essere una delle prime riforme del Governo Prodi. Ma ancora non è stato fatto nessun passo avanti per riformare il pianeta giustizia in Italia. Si dice spesso che la civiltà di una nazione si misura con il modo in cui si amministra la Giustizia. A giudicare dello stato in cui versa il mondo giudiziario non ci dobbiamo ne scandalizzare ne meravigliare se l’Italia non viene iscritto al club dei Paesi civili. Da noi un procedimento dura quasi il triplo che in Germania o Inghilterra. L’Italia è costantemente sanzionata dall’UE per i tempi lumaca di alcuni processi.

E’ molto difficile trovare le cause o i rimedi a questo, che è un vero e proprio male della società..

Non si può fare a meno di constatare che la crisi della Giustizia , di cui si parla da molti lustri, si può risolvere con un impegno serio, onesto, bipartisan, dei nostri parlamentari, a cui va affiancato un supporto tecnologico e l’impiego intensivo dell’informatica.

Non sono tollerabili, in un paese che vorrebbe essere definito “civile” gli attuali tempi della Giustizia penale e soprattutto civile. Il cittadino non si sente per nulla tutelato, anzi, spesso si sente “minacciato”. Una giustizia che si rispetti deve essere “giusta” e, soprattutto, deve avere la “certezza della pena”. Fermi restando le garanzie che la nostra Costituzione prevede, non è tollerabile continuare ad assistere ad atti camuffati da clemenza, mi riferisco agli indulti, ai condoni, che fanno molti più danni di quanti ne vorrebbero limitare. Non è serio.

Tribunali sempre più imballati dove le Sezioni Civili, complice la crisi economica, che fa aumentare i contenziosi, non riescono a smaltire la gigantesca mole di procedimenti. Più drammatica la situazione delle Sezioni Penali con uno spaventoso aumento dei reati connessi alla presenza di molti immigrati clandestini (pare che in certi istituti di pena i detenuti stranieri sono il 70 % della popolazione carceraria).

Nel calderone ci si deve mettere la conflittualità fra Magistrati e fra Magistrati e politica. Un mix micidiale. Non se ne esce fuori. Bisogna assolutamente, una volta per tutte, stabilire i confini entro cui tenere la libertà di pensiero e opinione dei Magistrati. E’ necessario stabilire regole certe per un eventuale impegno in politica dei Magistrati. E’ altresì imprescindibile “umanizzare” il comportamento di certi giudici che continuano a ritenersi intoccabili, anche se sbagliano. Casi come quelli di Enzo Tortora non devono mai più accadere.

Continuare a demonizzare, per perseguire fini personali, i Magistrati è molto pericoloso e delegittima tutta la giustizia; isolare, strumentalmente, i giudici contribuisce a creare eroi come Livatino, Falcone e Borsellino. Ma di questi eroi noi vorremmo continuare ad averli nei palazzi di giustizia e non in Paradiso com’è accaduto…..


postato da: astronik alle ore 23:48 | link | commenti
categorie: giustizia, legalità, indulto, condono
sabato, 28 aprile 2007

Giustizia e Legalità, un passo avanti a Potenza

Il tema dell’assemblea mi incuriosiva ed affascinava. Da qualche giorno mi arrivavano mail da più parti con l’invito a parteciparci. Sono andato al Museo Provinciale dieci minuti prima che l’incontro cominciasse, c’era già molta gente. L’assemblea di cui voglio parlare è stata organizzata dal coordinamento lucano di Libera. In Basilicata l’animatore dell’associazione fondata da don Ciotti è Don Marcello Cozzi, presidente del Cestrim, un’associazione di volontariato che da anni lotta per l’affermazione della legalità, per combattere il disagio, per stare vicino ai più deboli. Don Marcello è notissimo per le sue battaglie contro l’usura e la criminalità organizzata. Si sarebbe parlato dei misteri di cui la stampa nazionale  se ne occupa con insistenza…….

All’assemblea erano presenti i famigliari delle vittime di inquietanti casi giudiziari tornati prepotentemente agli onori della cronaca grazie anche all’interessamento dei media nazionali.

C’erano le mamme dei “fidanzatini di Policoro” assassinati e non morti “accidentalmente” come vogliono far credere, c’era la figlia di Vincenzo De Mare, l’autotrasportatore di Policoro ucciso, forse perché si è rifiutato di trasportare rifiuti pericolosi, c’era la vedova di Giovanni de Blasiis, un galantuomo prestato alla politica, oggetto di una ingiusta detenzione per la leggerezza di un magistrato che non ha fatto bene il suo mestiere ed ha indotto il mite Giovanni al suicidio, c’era Gildo Claps, fratello di Elisa scomparsa misteriosamente nel 2003 con una vicenda giudiziaria che definire assurda è troppo poco.

Le storie di quelle persone, di quelle famiglie così duramente colpite, sono la storia recente del modo di amministrare la Giustizia in questa regione. Don Marcello ha detto che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio ma in Basilicata ci sono troppe coincidenze che “non coincidono” e che più di qualcuno fra magistrati, avvocati, inquirenti, forze dell’ordine non ha fatto bene il proprio lavoro.

Tutti in sala, stracolma, mai vista tanta gente ad un’assemblea,  hanno capito quel che voleva dire. Quando ha cominciato a parlare la signora Olimpia, la mamma di Luca Orioli, la commozione in sala la si percepiva in maniera impressionante. Occhi lucidi, fazzoletti che asciugavano lacrime, la voce rotta dalla commozione di una madre che cerca disperatamente di conoscere una verità assai diversa di quella che hanno preconfezionato. Un lunghissimo interminabile applauso ha sottolineato un particolare passaggio del suo accorato appello. Anche la mamma di Marirosa ha chiesto che si faccia piena luce sulle reali cause della morte di sua figlia, ha accusato la stampa, certa stampa, per aver accostato, ed infangato, il nome della giovane a vicende, storiacce di sesso, slegate nel tempo.

Non meno commovente l’intervento della figlia di Vincenzo De Mare che sostituisce la mamma, da poco scomparsa, nella battaglia per conoscere la verità sulla morte del papà. Anche lei racconta inquietanti storie di mala giustizia. Molto toccante l’intervento della vedova di Giovanni De Blasiis, ha ripercorso la penosa vicenda del marito, vittima innocente di una Giustizia sconclusionata, 21 giorni di carcere che sono stati risarciti dallo Stato, ma i soldi non hanno sanato la ferita che aveva nel cuore. L’ex consigliere comunale di Potenza si è distinto in una lunga serie di documentate denunce sul malaffare che alberga nella città capoluogo di regione, i comitati d’affari, le logge massoniche, storie da far tremare i polsi…… Ma non ha resistito all’onta del carcere e si è tolto la vita. Forse. Anche su questo caso tutte le ombre non sono state dipanate. Potrebbe trattarsi di omicidio.

Per ultimo ha parlato Gildo Claps che ha ripercorso la sconcertante vicenda dell’allora sedicenne ragazza potentina scomparsa nel nulla. Tutto quel che c’è dietro lo sappiamo tutti: indagini approssimative, clamorosi depistagli, strani comportamenti di inquirenti e magistrati. Tante verità tutte clamorosamente inventate. Gildo ha raccontato alcuni episodi inediti che hanno gettato altre ombre su una vicenda già torbida.

La cosa scandalosa che tutte queste vicende sono state archiviate, senza colpevoli.

Sono seguiti alcuni interventi, molto apprezzato quello di Domenico Lence, rappresentate dell’Arca Lucana per la Legalità. Carlo Gaudiano, medico materano impegnato nel sociale, autore del famoso libro “Consulenze d’Italia Per esempio la Basilicata” che ha scosso i palazzi della politica e di recente chiamato, ingiustamente in causa per la faccenda della distruzione di 500 sacche di sangue placentare custodite nell’Ospedale di Matera (vedi post sul mio blog), anche lui invoca una “magistratura” degna di questo nome. Ottimo ed apprezzato intervento del bravo Oreste Lopomo, giornalista RAI, presidente dell’Ordine ed autore di numerosi ed apprezzati dossier sia sul caso Elisa Claps che di altri casi simili. Il Sindaco di Potenza Santarsiero ha invocato anche lui a gran voce la riapertura del caso Elisa Claps, nel qual caso il Comune si presenterà parte civile.

Le conclusioni di Don Marcello sono una garanzia per tutti coloro che hanno a cuore la Legalità e la Giustizia, l’Associazione Libera, forte anche del successo straordinario dell’Assemblea, sarà il cane da guardia dei Magistrati che saranno impegnati a garantire il rispetto delle leggi senza farsi intimorire, plagiare, guidare dai poteri forti che ancora assediano la Basilicata.

Una gran bella serata, se i lucani vogliono uscire dalle nebbie che da tempo oscurano la democrazia facciano tesoro di questi auspici.

Io mi sono già associato a Libera consiglio anche a voi di farlo, tanto per cominciare aderiamo alla petizione per sostenere l’azione del magistrato calabrese De Magistris, i poteri forti che ha toccato sono all’azione per delegittimarlo. Fermiamoli…….


postato da: astronik alle ore 06:00 | link | commenti
categorie: giustizia, legalità, elisa claps, fidanzatini di policoro