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mercoledì, 27 giugno 2007

Idem come prima... l'intervento di Ascanio

Questo post è una propaggine del precedente. Ascanio mi ha chiesto di inserire questo intervento che non è possibile inserire in una risposta in quanto la piattaforma che ospita questo blog fissa il limite di battute a 2000.

Ospito volentieri l’intervento di Ascanio in quanto il dibattito sulla “vertenza” aperta dai Giovani Comunisti di Basilicata ha “scatenato” (nel senso buono…) ragionamenti che con il tema del precedente post possono apparire fuori tema ma che, a mio parere, hanno un logico concatenamento.

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Anche io cercherò di dare il mio contributo sul tema della crisi della politica. Chiaramente il tema è molto più complesso di quello che provo a sintetizzare. È vero che oggi ci sono delle differenze nette rispetto al novecento, è modificato il rapporto capitale-lavoro ( e di conseguenza tutto l'assetto socio-politico che eravamo abituati a conoscere), assistiamo al passaggio dell'egemonia internazionale dagli Stati Uniti alla Cina ( e questo è un punto da non sottovalutare perché porta con se una marea di contraddizioni, tra queste l'avvento della precarietà come cardine dell'assetto economico dei paesi occidentali e la guerra globale e permanente come ultimo tentativo per arginare l'ascesa delle nuove superpotenze...) e, soprattutto, la competizione capitalistica si è spostata da un piano meramente localistico (stato-nazione o continenti) ad un piano globale. Proviamo a concentrarci sull'ultimo punto. Il mondo diventa un grande mercato gestito e controllato dai colossi monopolistici ( quasi sempre privati tranne Gazprom) che spesso sono anche in aspra competizione tra loro. Assistiamo ad uno spostamento della centralità dallo Stato nazione all'interesse privatistico. Di conseguenza anche i luoghi decisionali cambiano. Si passa dalle istituzioni statali democraticamente elette (che ideologicamente possiamo contestare o no) ad organi tecnocratici (illegittimi??) come, ad esempio, WTO, FMI, Banca Mondiale, BCE che hanno il potere di mandare in bancarotta stati interi. Per avere un esempio basta pensare che è degli ultimi giorni l'imposizione della Banca Centrale europea di spostare i proventi del tesoretto al risanamento dei conti pubblici e non al tanto sospirato risanamento sociale. In questo contesto i partiti e le grandi organizzazioni di massa perdono il loro ruolo storico, quello cioè di strumenti di trasformazione della società (sia i partiti di classe che quelli borghesi- interclassisti) riducendosi a diventare meri gestori della quotidianità e delle decisioni già prese in altre sedi (il nostro ragioniere Padoa Schioppa credo sia un ottimo esempio). Ed ecco che la politica ed i partiti in Europa ed in occidente entrano in crisi, perché non sono in grado di indirizzare l'economia, perché subiscono le decisioni di chi, invece, realmente determina i mutamenti sociali e perché non riescono più a dare speranze agli uomini e alle donne. Questo è il tasto dolente. La politica che non è in grado di produrre speranza non è politica, perde il suo peso nella storia, diventa quasi uno spettacolo patetico. Ed arriva Berlusconi il venditore di fumo ( mi ricorda un altro in questa regione...) che attraverso una mistificazione della realtà, attraverso una presa per culo generale ( PASSATEMI IL TERMINE) diventa presidente del Consiglio e rovina un'intera nazione socialmente, economicamente e purtroppo culturalmente. Crisi della politica è quindi crisi della democrazia, delle istituzioni democratiche, dei luoghi e dei momenti di costruzione di democrazia. Crisi dell'interesse e della partecipazione. È chiaro che risposte è quasi impossibile darne. Bisogna navigare in mare aperto coscienti che oggi la gente ha più fiducia nella polizia che nei partiti politici ( sondaggio di Repubblica). Io credo che bisogna davvero riappropriarsi dei luoghi di costruzione collettiva, creare contenitori nuovi che gli altri possano riempire di contenuti, avere davvero la speranza ( è questa non è da vetero comunisti) di rivoluzionare l'esistente, di rimettere in discussione il presente, di non dare un volto umano a ciò che di umano ha ben poco ( parlo della globalizzazione) ma di trovare insieme percorsi di cambiamento possibili, camminare domandando dice Marcos, interrogandoci ed analizzando il nostro mondo, tenendo ferma sempre la prospettiva di emancipazione di una società che solo il binomio libertà ed uguaglianza è in grado di determinare, usando la non violenza come unica arma che abbiamo a disposizione.

ascanio


postato da: astronik alle ore 23:14 | link | commenti
categorie: politica, comunismo, lavoro, giovani, gc