Il mio blog, con mio infinito piacere, diventa una sorta di piazza virtuale, un salotto dove si ospitano gli amici. Mi chiede di inserire un post il mio amico Armando Bronzi.
Armando solleva la questione della videosorveglianza nelle città, nella nostra città in particolare, dopo l’annuncio da parte della civica amministrazione di voler sorvegliare alcuni siti della città.
Armando, a tale riguardo, nel settembre del 2006 inviò una lettera aperta ai rappresentanti di RC attraverso la stampa locale, che di seguito riporto.
Nel dicembre scorso sul sito del circolo di Rifondazione Comunista di Potenza comparve un appello con cui si invitava la popolazione a firmare una petizione contraria a questo progetto.
Armando, lo scorso mese di marzo, scrisse alla redazione del sito internet la nota che riporto qui sotto, senza ottenere l’auspicato riscontro.
L’argomento è di stretta attualità e merita di essere sviscerato ed approfondito. Parliamone.
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Carissimi compagni, alcuni giorni fa, navigando in Internet, mi sono imbattuto nel vostro sito. L'immagine della telecamera e lo slogan sottostante hanno attirato subito la mia attenzione destando, in me, sentimenti di delusione e di disapprovazione che si sono materializzati nel leggere della petizione promossa da codesto circolo contro l’installazione delle telecamere in città. Tutto ciò mi ha convinto ad inviarvi le mie riflessioni sull’argomento, già rese pubbliche, in forma di lettera aperta, dalla stampa locale nel decorso mese di settembre, che hanno trovato un discreto riscontro tra la gente, in modo particolare, tra i residenti di Piazza Don Bosco che, convinti del loro effetto dissuasivo, hanno sottoscritto, in tal senso, una petizione inviata al Sindaco e all’Assessore Mancino. Per correttezza d’informazione preciso che sono un vostro elettore e, pertanto, convinto di poter azzardare la richiesta di pubblicare sul vostro blog il mio contributo, al fine di avviare una libera, serena e democratica discussione scevra da preconcetti ideologici. Con stima e simpatia. Armando Bronzi
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L’USO DI IMPIANTI DI VIDEOSORVEGLIANZA NELLA NOSTRA CITTA’: “UN MALE NECESSARIO”.
Lettera aperta ai rappresentati di Rifondazione Comunista presenti nel Consiglio e nella Giunta Comunale.
Il vecchio senso civico che, in un passato non tanto remoto, è stato il “codice comportamentale” di tante generazioni, cede il passo alla tecnologia. Questa amara considerazione non deve e non può sfuggire dinanzi alla decisione della Giunta Comunale di Potenza di ricorrere ad impianti di videosorveglianza a tutela della sicurezza del patrimonio pubblico e privato e della popolazione del capoluogo. Strada percorsa, purtroppo, e prima della nostra, da molte amministrazioni municipali del paese e del resto del mondo. Una solenne abdicazione delle più elementari regole del vivere e della convivenza civile al rigurgito di episodi di vandalismo ad opera di una minoranza sempre più agguerrita e devastante di giovani e giovanissimi neo-barbari. Al di là della tristezza e della montante rabbia che ci pervadono la mattina quando, uscendo di casa, ci imbattiamo negli scenari della loro opera devastatrice, ciò che di questo fenomeno pesa come un enorme macigno è il sospetto di trovarci di fronte ad una “caporetto” delle istituzioni-simbolo di ogni società civile: la famiglia, la scuola,la chiesa, le associazioni, i partiti, ecc….Il sospetto diventa, man mano, certezza quando il fenomeno dilaga e non viene affrontato con la dovuta serietà e le apposite contromisure che il caso richiedono. Optare per la videosorveglianza come deterrente e strumento di prevenzione è un “male necessario” ed è la risposta più immediata alla legittima richiesta di tranquillità di quei cittadini che si sentono terrorizzati e molestati nel loro vivere quotidiano dagli emuli di Attila., ma non deve rappresentare il surrogato del lavoro di formazione del “cittadino” da sempre svolto da queste istituzioni. Che gli esperti, la politica, si mettano subito intorno ad un tavolo per comprendere. oltre le ragioni del malessere giovanile, dove e in cosa la “società” ha fallito”, cosa occorre fare per circoscrivere il fenomeno nei limiti della tollerabilità. Le telecamere, lo dico apertamente, evitiamo di demonizzarle, anche se è vero che ci riportano ad un clima di “sorvegliati a vista” in una società simile a quella raccontata da George Orwell nel celeberrimo “