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giovedì, 03 gennaio 2008

Il costo della politica

E che vi credete? Oltre alla rubrica “Posto di blog” pubblicata su Controsenso mi diletto a scrivere anche su “Il laboratorio” un periodico diretto dall’ottimo Lello Colangelo, infaticabile animatore dell’ Associazione Amici Ypsilon che tratta problematiche della comunità aviglianese e non solo. Un autentico laboratorio culturale (qualcuno si chiederà che c’entro io con la cultura, no problem, me lo chiedo pure io…).

Qui di seguito l’articolo pubblicato sull’ultimo numero, dell’argomento ne abbiamo già parlato su queste pagine, ma ritengo che "la materia" sia sempre di viva attualità.

 

_____ °°°°°_____

Il costo della politica lucana

Il problema, anzi il bubbone, è all’ordine del giorno sull’agenda della politica da tempo immemorabile. Sia a livello centrale che nelle italiche periferie si manifesta l’esigenza di dare una robusta sforbiciata a spese inutili e improduttive. La prima cosa che viene in mente è quella di tagliare le prebende al folto esercito della “casta” rappresentata da politici e governati. Limitiamoci a fare un giro d’orizzonte a 360 gradi nel ginepraio di Enti ,Organismi , Istituti, Fondazioni che fiancheggiano i partiti nel governare e amministrare in Italia.

Qualche tempo fa qualcuno aveva fatto un censimento: 106 Accademie, 512 Associazioni, 222 Centri, 213 Istituti, 244 Società e Cooperative, 56 Fondazioni, 109 Compagnie, 73 Comitati…..

Si pensi che continuano ad esistere entità come la GIL (Gioventù Italiana del Littorio) fondata nel 1937 per occuparsi di “formare” i giovani fascisti o l’Opera Nazionale Combattenti. Ma questa è sola punta di un iceberg, quello che rimane sommerso inquieta ancora di più. Risulta difficile, per un groviglio leggi, ricorsi, cause pendenti, mettere fine ad un numero impressionante di Enti.

Con la nascita delle Regioni anche a livello periferico sono cominciati a proliferare Enti e similari che col tempo si sono guadagnati l’appellativo di “inutile”. In molti casi sono diventati il posto dove “piazzare” un candidato trombato o chi ha “già dato”, ex parlamentari ed ex sindaci per esempio occupano postazioni di prestigio in Enti sub regionali o di nomina politica.

Qual è la situazione in Basilicata? Tanto per cominciare bisogna sapere che il costo della burocrazia lucana, rapportato al numero di abitanti, è il più alto d’Italia. Vediamo da cosa deriva questo costo tenendo conto che il numero dei lucani residenti cala a ritmi di circa 5.000 all’anno.

Oltre al Consiglio Regionale che conta, oltre agli assessori, 30 eletti, 2 Amministrazioni Provinciali, operano sul territorio lucano ben 14 Comunità Montane, 5 ASL, un’Azienda Ospedaliera, il CROB, l’AATO, Acqua spa, Acquedotto Lucano, ALSIA, APT, ARBEA, ARDSU, ARPAB, ATER (una per provincia), Autorità di Bacino, CREL, CCIPL, 3 Consorzi di bonifica, Ente Irrigazione, ELBA, Ente Parco delle chiese rupestri, Ente Parco Gallipoli Cognato, Ente Parco del Pollino a “società” con la Calabria, Istituto Nitti, Istituto Zooprofilattico, Metapontum Agrobios, l’ufficio del Difensore Civico. A breve il presidente Napoletano firmerà l’atto costitutivo del Parco dell’Appennino lucano. Enti che hanno un Consiglio di Amministrazione, un Presidente, dei componenti da compensare. In qualche caso il compenso arriva a cifre davvero ragguardevoli. Alcuni presidenti percepiscono compensi sfacciatamente elevati. Qualche giornale ha tentato di capirci qualcosa di più su quanti soldi circolano ma di cifre non ne sono venute fuori. La “nostra casta” mantiene un riserbo impenetrabile. Sarebbe cosa buona e giusta appoggiare la proposta del Segretario dei Radicali Lucani Maurizio Bolognetti che ha proposto una “anagrafe pubblica delle attività degli eletti” in cui far convergere tutti i dati relativi alle entrate degli amministratori.

Diamo per scontato che la Regione è un ente “utile”, esaminiamo l’utilità degli altri enti.

Le Province qualche anno fa hanno rischiato di scomparire, poi hanno ricevuto deleghe importanti con il passaggio di molte strade statali nel patrimonio provinciale e la gestione dell’edilizia scolastica delle scuole superiori. Anche le due Province, come la Regione, ricorrono a molte consulenze esterne fonte di parecchie polemiche che, in qualche caso, non appaiono ingiustificate se si tiene conto, per esempio, che la sola Provincia di Potenza ha a libro paga oltre 800 dipendenti.

Sicuramente saranno le Comunità che pagheranno dazio. 14 organismi in una regione, seppur montana come la Basilicata, sono decisamente troppe ed il bisturi, con molta probabilità, opererà tagli significativi. Anche se, per la verità, da più parti se ne invoca la soppressione. Le competenze delle Comunità Montane possono benissimo essere trasferite ai Comuni e alle Province. Non è tollerabile che questi organismi hanno potuto gestire ingenti fondi dispersi in mille rivoli o in iniziative che con la “missione” delle Comunità Montane nulla hanno a che vedere. Caso emblematico la costruzione di un Palazzetto dello Sport da parte della Comunità Montana Alto Basento, opera che in vent’anni di lavori e l’impiego di ingenti fondi statali ancora non vede la fine. In molti casi la quasi totalità del bilancio è assorbito dalle spese per il personale e per le spese vive di mantenimento della sede. Intollerabile. E’ di questi giorni la notizia secondo cui nella Legge Finanziaria che sta terminando l’iter parlamentare è stato inserito un articolo che prevede una drastica riduzione degli enti montani. Da calcoli riferiti alla Basilicata, se passa così come è scritto l’articolo della Finanziaria, saranno 5 le Comunità Montane da sopprimere. Per intanto il Gruppo Consiliare della Regione di Italia dei Valori presenta una proposta di legge che prevede la soppressione di tutte le Comunità Montane lucane.

Ma è nel settore della Sanità che si deve cercare di razionalizzare e risparmiare il più possibile. Gran parte del bilancio regionale è assorbito dalla spese per far funzionare il corposo apparato sanitario costituito da 5 ASL, gli Ospedali, gli ambulatori dei distretti sanitari, le tante strutture convenzionate.

Nei programmi della giunta regionale in carica si era cominciato a ragionare per ridurre a due le ASL ma il “ragionamento” non si concretizza in atti concreti per le resistenze che vengono dalle periferie ed una manifesta contrarietà del responsabile della Sanità in seno alla Giunta regionale. A remare contro la riduzione delle ASL è proprio l’Assessore Antonio Potenza spalleggiato dal suo partito, l’UFEUR.

Non è giustificata nemmeno la presenza di tanti piccoli ospedali (Stigliano, Chiaromonte, Maratea per esempio). Meglio creare dei comprensori su cui concentrare gli investimenti per dare ai lucani prestazioni di qualità. Si dovrà combattere contro la resistenza di “poteri forti” dietro cui, non è un mistero, si celano, per esempio, i primari dei piccoli ospedali che perderebbero quella “onnipotenza” che oggi hanno all’interno delle strutture in cui “lavorano”.

Pure da razionalizzare sono gli enti che gravitano attorno al mondo agricolo, troppi e con competenze spesso inutili o duplicate.

Le polemiche più feroci, che hanno tenuto banco per tutta l’estate, sono state scatenate dalla decisione della Giunta Regionale di commissariale i due Consorzi per lo Sviluppo Industriale. La decisione era nell’aria da tempo ma i due presidenti, entrambi in quota DS, hanno ferocemente contestato la decisione della Giunta regionale. Una violenza verbale mai raggiunta e con tante prese di posizione che hanno disegnato due schieramenti netti dove tutta Forza Italia si è apertamente schierata contro il provvedimento mentre a favore della decisione dell’esecutivo ci sono stati consensi in ordine sparso. Appare evidente, per la virulenza della reazione dei presidenti Vasta e Minieri, che intorno ai Consorzi orbitano interessi giganteschi. Bisogna capire se questi interessi si conciliano con quelli del mondo imprenditoriale lucano. A prima vista pare proprio di no se è vero, come è vero, che il presidente di Confindustria di Basilicata, Martorano, è più volte intervenuto per criticare l’operato dei due organismi consortili, non solo, Confindustria è uscita da tempo dagli organismi consortili. Se sono proprio gli industriali a criticare i Consorzi c’è da interrogarsi perché questi Enti debbano continuare ad operare, almeno con le regole attuali. E’ fuor di dubbio che negli anni ’80 i consorzi, grazie agli ingenti fondi calati da Roma, hanno svolto un ruolo fondamentale nella infrastrutturazione di alcune aree industriali (Potenza, Tito, Melfi, Isca Pantanelle, Senise, Matera, Pisticci, Ferrandina ecc) ma è altrettanto vero che esaurito questo compito il ruolo dei Consorzi ASI va ridisegnato affidando loro compiti ben definiti. Come sono oggi strutturati i Consorzi rappresentano un appesantimento burocratico per chi intende insediarsi in ragione dei regolamenti in vigore spesso causa di lungaggini che ritardano l’insediamento. Per non parlare, per quanto concerne il Consorzio ASI della provincia di Potenza, l’aver introdotto una odiosa tassazione aggiuntiva ai tributi comunali che di fatto contribuisce ad appesantire, invece di alleggerire, il costo del lavoro. Una vera e propria contraddizione. Mentre è in atto un vivacissimo dibattito è arrivato un inatteso provvedimento del TAR di Basilicata che, accogliendo parzialmente il ricorso del Consorzio ASI di Matera, ha di fatto annullato la delibera regionale che aveva inviato i Commissari (si era insediato solo l’Ing. Pafundi a Potenza). Una telenovela la cui ultima puntata è ben lungi da programmare.

Da capire anche come razionalizzare le risorse che orbitano attorno all’acqua lucana, tre Enti regionali francamente sono esagerati. Come esagerato è il costo dell’acqua pagato dai lucani e che da più parti viene contestato.

Quello che si deve assolutamente mettere in campo è la lotta allo spreco di risorse ingenti per tenere in vita Enti che stanno in piedi esclusivamente per pagare lo stipendio ai consigli di amministrazione.

Un timido taglio la Giunta regionale lo ha fatto un paio d’anni fa ma restano attivi molti enti e i loro componenti ed i consigli di amministrazione. Postazioni ambitissime tant’è che per la nomina degli organismi oggi in carica ci furono circa 7.000 domande presentate da un esercito di circa 2.000 burocrati per ottenere una poltrona. Peccato che i posti distribuiti lo scorso anno furono circa un centinaio con un rapporto di un incarico ogni 6.000 abitanti, una enormità.


postato da: astronik alle ore 21:40 | link | commenti
categorie: basilicata, sprechi
sabato, 29 dicembre 2007

Le due Basilicate

Come ogni anno qualsiasi governante che si rispetta di questi tempi traccia il bilancio del suo operato. Lo stanno facendo in tanti, io vorrei soffermarmi sul resoconto del nostro Governatore Vito De Filippo.
Da buon giornalista il nostro Presidente in passato aveva coniato lo slogan “Basilicata fast”, ebbene di quel termine inglese, che tradotto vuol dire veloce, si sono perse le tracce nel resoconto del 2007. Pur tuttavia il Governatore ha tracciato un bilancio più che positivo dell’anno che va in pensione. Ha parlato del rating lusinghiero dell’agenzia Moody’s, dei progressi economici della regione, del calo della disoccupazione (sic!), della crescita del PIL regionale, dell’aumento delle esportazioni, del contenimento delle spese per la sanità, dell’utilizzo dei fondi comunitari. Se questi dati li leggesse un alto atesino, un veneto, sarebbe soddisfatto di questo bilancio.
Ma se a captare queste cose è  un lucano “normale” come me o voi che leggete le facezie che scrivo sul blog, si penserebbe che il buon De Filippo s’è fatto prestare la relazione illustrata alla stampa da un suo collega del mitico nord est.
Io che in Basilicata ci vivo non mi sono accorto di tutte queste positività. Io che mi informo quotidianamente per tutto l’anno ho sentito altre cose, parole che sono diventati dei veri e propri “tag”: emigrazione, spopolamento, disoccupazione, delocalizzazione, povertà, sperperi, spoliazione, sfiducia…… mi fermo qui se no mi prende un attacco di depressione.
Come si evince esistono due “Basilicate”, quella che “vede” il nostro Presidente e quella che “vivono” i lucani. Probabilmente la verità sta nel mezzo. L’ottimismo di De Filippo, pur se istituzionale, dovrebbe essere preso come auspicio. La realtà, ahnoi, è tutt’altra cosa.
Buon 2008 a tutti!
 
P.S.
Notate il colore del testo del post…. Verde speranza….

postato da: astronik alle ore 15:10 | link | commenti (3)
categorie: basilicata, bilancio, de filippo
sabato, 15 settembre 2007

Non maltrattate gli ex SMA!!

I problemi occupazionali che, senza soluzione di continuità, continuano ad interessare molti , troppi, lucani disegnano una mappa di sacrifici, sofferenze, tragedie famigliari che spesso, come via di fuga, hanno un’unica soluzione: l’emigrazione.

Negli ultimi anni le cronache regionali sono state occupate quotidianamente dalle vicende delle aziende che, alla spicciolata, hanno chiuso i battenti in Basilicata,. sono le stesse aziende che erano state attratte dai cospicui finanziamenti a fondo perduto, le stesse aziende che hanno beneficiato di un fiume di soldi per corsi di formazione professionale. Per mesi abbiamo familiarizzato con i nomi delle aziende in crisi, King com, EDS, Nylstar, Barilla, Flomar….. per ultimo tiene banco la vicenda della CPF di Pisticci.

Quest’estate si è parlato molto anche dei lavoratori, circa 800, ex SMA, sembrerebbe (meglio ricorrere al condizionale!) che la vicenda abbia trovato uno sbocco e dal 2008 saranno le province a farsi carico di questi bistrattati lavoratori. Vedremo.

Su vicende legate ai lavoratori ex SMA mi perviene l’intervento di un caro amico che fa pervenire ai giornali locali la nota che riporto qui di seguito. Piove sul bagnato. Anche l’INPS ci si mette a girare il coltello in una ferita sempre più profonda. E’ tollerabile ciò che denuncia Vito?

 

___________

 

Lavoratori ex SMA del Vulture-Melfese-Alto Bradano maltrattati dall’INPS

 

Egregio Direttore,

 le scrivo per denunciare quanto accade nella “Basilicata che conta” in merito alla situazione attuale in cui versano diversi lavoratori nello status di mobilità della ex SMA e residenti nel Vulture-Melfese-Alto Bradano. È di questi giorni la notizia dell’accordo raggiunto tra Regione Basilicata e Organizzazioni Sindacali sulla stabilizzazione dei 780 lavoratori ex SMA nelle Province di Potenza e Matera con il progetto settennale “Vie Blu”, lavoratori che allo stato attuale percepiscono un’indennità di disoccupazione ordinaria. Questo calvario dura ormai da 15 mesi e se dico calvario è tale in virtù dei cosiddetti ammortizzatori sociali che negli ultimi tempi non ammortizzano alcunché, in quanto forse avrebbero bisogno di qualche filo di olio lubrificante per così consentire l’accompagnamento “assistito” verso la fatidica data del gennaio 2008, giorno in cui i lavoratori giungeranno alla meta sperata: un lavoro certo in questa “Basilicata che conta”. Quello che però vorrei denunciare è il comportamento censurabile da parte dell’INPS, in particolare dell'Agenzia di Melfi (Pz) che non ha ancora provveduto all'erogazione dei pagamenti per quei lavoratori in mobilità, residenti nel bacino del Vulture-Melfese-Alto Bradano provenienti dalla ex SMA Basilicata. Alla data odierna non risulta

pervenuto alcun pagamento in merito alla disoccupazione ordinaria del mese di agosto e della mobilità spettante del primo semestre, così come prevista dagli accordi tra Regione Basilicata e Organizzazioni Sindacali. Nell'evidenziare la gravità di quanto accade, esprimo il mio più totale disappunto su come funzionari dell'Agenzia INPS di Melfi operano a discapito di cittadini a cui non rimane che rivolgersi agli organi preposti per denunciare mancanze incomprensibili, di cui sarebbe utile l’intervento dei Sindacati nonché del Consiglio regionale. A tal fine ho provveduto a una segnalazione necessaria alla sede centrale dell’INPS. Con la speranza di aver sollecitato un problema di evidente precarietà aggravata da inefficienze pubbliche, spero di poter ricevere risposte urgenti da parte di chi ha creato questa situazione a dir poco assurda.

Ex Lavoratore SMA

Vito L’Erario


postato da: astronik alle ore 07:50 | link | commenti (4)
categorie: lavoro, basilicata, precari, sma
domenica, 19 agosto 2007

Riparte la politica lucana

Dopo la tradizionale pausa estiva la politica tornerà a pieno regime ad occuparsi delle problematiche della nostra regione.

Mai come quest’anno le ferie hanno rappresentato un’ancora di salvataggio per i vertici della Regione Basilicata, ma non è bastato. A tenere vivo il fuoco delle polemiche due problematiche diventate un tormentone estivo: il commissariamento dei due Consorzi ASI e il mega deposito di gas in Valbasento.

Certo il quadro politico in Basilicata è in continua evoluzione ed a voler tenere come punto di riferimento le elezioni regionali del 2005 sono da registrare molti sconvolgimenti.

Il 18 aprile 2005 i lucani decisero di essere governati dal centro sinistra con una maggioranza schiacciante 21 consiglieri contro 9 del centro destra. Con la stragrande maggioranza di consiglieri, dieci, eletti nella lista Uniti nell’Ulivo, tre nell’UDEUR ed uno ciascuno eletti nelle liste di PDCI, PRC e Verdi.

Si cominciò a governare e contemporaneamente a litigare. Prospero De Franchi eletto nell’UDEUR passò quasi subito a Italia dei Valori. Altre trasmigrazioni sono seguite e hanno generato nuovi Gruppi Consiliari. Il folliniano Flovilla insieme all’ex autonomista Di Sanza (a dire il vero Di Sanza è un ex di parecchi partiti) hanno costituito il Gruppo dell Italia di Mezzo.

C’è stata poi la crisi di inizio estate che ha lacerato ulteriormente i rapporti nel centro sinistra ed il De Filippo bis ha favorito nuove scissioni, il diessino Rocco Vita insieme all’ ex Assessore Salvatore dello SDI ha costituito il Gruppo dell’Unione. Il PRC è uscito dalla maggioranza ma fra partito e consigliera Simonetti non c’è identità di vedute.

A complicare di più le cose ci si è messo il “cantiere” per la costituzione del Partito Democratico che in attesa della formalizzazione del nuovo soggetto politico provoca sussulti a non finire. Tanto per cominciare è stato “licenziato” l’Assessore Rondinone, diessino contrario al PD e passato al nascente partito della Sinistra Democratica.

Chi glie lo spiega ai cittadini che una piccola regione con tanti problemi deve sopportare un costo della politica non indifferente? Mal si concilia la presenza di un numero impressionante di Gruppi Consiliari (tredici se ne contano sul sito ufficiale della Regione) con tre Gruppi composti da un solo consigliere. Tutti i gruppi dotati di sede, segreteria e tutti gli accessori per funzionare.

Chissà con quali intenzioni si ripresenteranno in Viale della regione Basilicata (nuova denominazione di via Anzio) partiti e consiglieri regionali.

Le ultime riunioni del Consiglio Regionale sono state cariche di tensioni con pezzi di maggioranza che si comportavano da opposizione, in particolare il leader dei Verdi, Mollica, non ha ingoiato il boccone amaro della defenestrazione da Assessore e si è scatenato in una serie di interrogazioni alla Giunta e al Presidente su svariati argomenti. Certo il suo atteggiamento fa pensare perché le stesse questioni attenevano egli stesso, poche settimane prima, quando ricopriva il ruolo di Assessore…. Ma la politica è anche questo. Personalismo oltre ogni decenza.

Bisognerà aspettare quindi la prima occasione pubblica per vedere qual è la maggioranza che oggi governa la Basilicata. Bisognerà verificare se Italia di Mezzo (i cui due componenti il gruppo sono stati eletti nello schieramento di centro destra) entrerà a pieno titolo nella maggioranza (e bisognerà vedere cosa otterrà in cambio). Bisogna verificare se Rifondazione Comunista resterà ancora all’opposizione e bisognerà verificare se la consigliera Simonetti rappresenterà ancora Rifondazione Comunista. I Verdi, o per meglio dire l’unico consigliere del partito che si definisce ecologista, continueranno a stare in maggioranza e continueranno a fare, contemporaneamente, ostruzionismo.

Tutto questo mentre i problemi che affliggono i lucani non diminuiscono. Tutt’altro.

Tante sono le emergenze che appare arduo tentare di fare una classifica.

Siamo sempre di meno, l’emorragia dell’emigrazione non si ferma e il triste fenomeno provoca a cascata tanti altri problemi. I paesi che si spopolano restano senza servizi vitali, le scuole perdono alunni e cattedre. Per chi resta vivere diventa difficile.

Siamo sempre più poveri. Lo dicono tutte le classifiche stilate dai vari istituti di statistica.

Ci sono sempre troppi disoccupati, chi non vuole emigrare deve fare i conti con una drammatica mancanza di lavoro. Le aree industriali sono diventate un deserto. Gli imprenditori che si erano insediati dopo aver ricevuto un mare di finanziamenti a fondo perduto e per la formazione preferiscono passare a far cassa altrove. Delocalizzazione è il fenomeno dilagante che interessa le aziende dell’Italia meridionale e della Basilicata in particolare. Il fiume di denaro pubblico riveniente dall’Unione Europea non ha prodotto alcun risultato: non sono state create le infrastrutture e non si sono creati posti di lavoro. Sono in molti a chiedere di indagare circa la reale destinazione di questi fondi.

Non è un caso che gli accadimenti giudiziari che vanno sotto il nome di Toghe Lucane riguardano le indagini per verificare la reale esistenza di un comitato d’affari che ha gestito, complici pezzi della magistratura, proprio gli ingenti contributi comunitari.

Resta in piedi la polemica sulle scelte energetiche che vedono la Basilicata territorio privilegiato per “insediamenti produttivi” di fonti energetiche che spesso fanno a pugni con l’ambiente o che vengono calate sul territorio senza curarsi minimante di interpellare le popolazioni.

Pur se molti lucani sono ormai dichiaratamente refrattari alla politica c’è attesa per la ripresa delle attività istituzionali.



postato da: astronik alle ore 07:20 | link | commenti
categorie: , basilicata, lucania, regione basilicata
martedì, 03 luglio 2007

L'informazione in Basilicata, secondo me

 

Qui di seguito il testo di un articolo che ho scritto per “Il laboratorio”, periodico dell’Associazione amici di Ypsilon di Avigliano. E’ una mia personale visione del panorama dell’informazione nella nostra regione.

Mi rimetto ai vostri benevoli commenti nella consapevolezza che l’informazione riveste un ruolo fondamentale in tutte le democrazie.

(i commenti, eventualmente, anche su http://astronik.ilcannocchiale.it)

________________

La comunicazione e l’informazione nel mondo globalizzato vede la piccola Basilicata partecipare da protagonista, fatte le debite proporzioni, al grande circo mediatico.

E’ sotto gli occhi di tutti la rivoluzione continua in atto nel mondo dell’informazione, non a caso l’accezione “informazione” si è integrata nella più estesa definizione di “comunicazione”.

Carta stampata, televisione, radio sono state affiancate da internet e per certi aspetti si è creata una vera e propria simbiosi fra questi media. Al giorno d’oggi non si può fare a meno di essere continuamente aggiornati, non mancano i mezzi e le tecnologie che possono, addirittura, inondarci, asfissiarci di informazioni. La comunicazione via internet diventa in un certo senso obsoleta se si tiene conto dell’frenetica evoluzione della telefonia mobile che con l’avvento del sistema UMTS è in grado di regalarci (si fa per dire…. i costi delle videocomunicazioni sono ancora molto salate) aggiornamenti in tempo reale ovunque noi ci troviamo.

Ma come è strutturata la comunicazione oggi in Basilicata? Partiamo dalla carta stampata partendo dei quotidiani. Sono ben quattro le testate lucane. Una sicuramente lucana al 100%, La Nuova del Sud dell’imprenditore Macchia con due redazioni a Potenza e Matera e stamperia a Filiano. Potrebbe diventare completamente lucano anche il Quotidiano della Basilicata, nato qualche anno fa per una iniziativa di imprenditori calabresi. La Gazzetta di Basilicata, che da poco ha cambiato formato e veste grafica, è invece un allegato della barese Gazzetta del Mezzogiorno ed è la testata più anziana ed, in un certo senso, più prestigiosa. Non sempre presente in tutte le edicole della regione Lucania, un quotidiano semiclandestino e poco diffuso, si stampa in Puglia.

Da qualche tempo alla stampa quotidiana si sono affiancate molte testate di stampa classificata “periodica”, settimanali, quindicinali, mensili, offrono un panorama variegato ai lettori lucani.

Molti di questi periodici appartengono alla free press, la cosiddetta stampa “gratuita”che si finanzia con la pubblicità .Anche da noi in Basilicata questo fenomeno nato nelle grandi città (fra i più famosi free press ci sono Metro e City che consegnano milioni di copie ogni giorno, vengono distribuiti per strada, nelle stazioni, nella metropolitana) ha preso piede e si sta diffondendo abbastanza rapidamente. Da citare il settimanale gratuito Controsenso, con redazioni a Potenza e Matera, viene distribuito il sabato nelle principali vie cittadine e si trova in molti esercizi commerciali, nelle edicole viene dato in abbinamento al Quotidiano di Basilicata. Altro periodico free press che viene distribuito insieme al più diffuso periodico di annunci, Potenza Affari, è Il Basento, un magazine edito dall’Università di Basilicata viene scritto dagli allievi del master biennale di giornalismo. A Matera e provincia il settimanale più diffuso è “Il resto”.

Proprio su alcuni periodici, Il resto e il Giornale della Sera nel materano e Controsenso nel potentino, si è concentrata l’attenzione di tanti lettori in occasione delle recenti vicende giudiziarie che hanno conquistato per molto tempo il palcoscenico nazionale perchè vede implicati i vertici della Magistratura lucana. Molti inquietanti particolari “sfuggiti” alla stampa quotidiana ed alla TV di stato sono stati raccontati dai settimanali citati.

Un ottimo prodotto in vendita nelle edicole è il settimanale Il balcone del conte, edito da Sud altro, si stampa in Basilicata ed è diffuso capillarmente nelle due province.

Fra i mensili merita una particolare citazione il magazine TOTEM, stampato su carta patinata si occupa di tematiche lucane senza trascurare gli approfondimenti sia di natura politica che, ultimamente, che riguardano la difesa dell’ambiente.

Passando ad esaminare il mondo della comunicazione diffusa via etere si deve cominciare dall’ente di stato, la sede RAI di Potenza cura tre edizioni del TG molto seguite dai lucani e due edizioni di gazzettini radiofonici su RADIOUNO, il sabato la testata del TGR realizza un bel magazine di approfondimento. Sulla completezza e la neutralità della informazione RAI made in Basilicata ci sono molte opinioni che mettono in rilievo una certa parzialità e una linea editoriale non sempre improntata alla equità. In effetti su certi particolari argomenti non si può fare a meno di riscontrare che talvolta i servizi mandati in onda risultano, forse, sfacciatamente “filogovernativi”.

Notizie inerenti alcuni argomenti, regolarmente trattate dalla carta stampata, sono completamente ignorate dai notiziari RAI, sia radiofonici che televisivi. Un vero e proprio ostracismo. E questo non va bene.

Si è assottigliato negli anni il numero di televisioni private in Basilicata, resistono poche realtà che devono sopravvivere e subire la dura concorrenza delle emittenti satellitari e di quelle che trasmettono il segnale digitale. Da citare la materana TRM operativa da molto tempo ed oggi offre buona informazione anche attraverso il proprio sito internet, nel potentino abbastanza seguita è Telecento del gruppo Postiglione proprietario, oltre che dell’emittente televisiva, di Radio Potenza Centrale, antesignana delle radio lucane e altre stazioni. Anche il settore radiofonico fa buona informazione, abbiamo citato i Giornali Radio della RAI di Basilicata a cui si sono affiancati momenti di informazione diffusa da quelle che una volta erano chiamate “radio libere” e che oggi sono diventate “radio commerciali”. La Basilicata ha da sempre avuto un ruolo di primo piano anche in questo settore. Non solo musica e “dediche” diffondono le nostre radio. Ci sono emittenti che sono operative da moltissimi anni, alcune delle quali hanno creato delle vere e proprie redazioni giornalistiche che fanno capillare informazione.

Alcune radio lucane sono sbarcate su internet dopo che la larga banda ha preso piede offrendo ai nostri corregionali sparsi per il mondo un punto di contatto permanente.

Anche nella rete delle reti sono presenti molti siti che fanno informazione ad essi si sono affiancati alcuni blog gestiti da “comunicatori” di mestiere a cui si sono affiancati apprendisti stregoni ma che in modo talvolta creativo assolvono al compito di fornire notizie o che esprimono opinioni.

Proprio sul web è presente in maniera massiccia la comunicazione e l’informazione istituzionale. La Regione Basilicata ha investito ingenti risorse per creare un vero e proprio “polo” dell’informazione. Una corposa redazione gestisce un telegiornale, una radio e fa da agenzia di stampa sul portale basilicatanet.it, è già pronta a far partire l’ultimo progetto mediatico: T-basilicatanet, la televisione interattiva che trasmetterà sul digitale terrestre e sarà il punto d’incontro fra cittadini e pubblica amministrazione.

Sono proprio le istituzioni di Basilicata i migliori “inserzionisti pubblicitari” della carta stampata: ASL, Enti sub regionali, Comuni, le due Province, Dipartimenti della Regione molto spesso utilizzano le pagine di periodici e quotidiani per diffondere notizie ed iniziative. In alcuni casi è una vera e propria forma di finanziamento a “certa” carta stampata. Non è, ovviamente, una garanzia di completa libertà di parola. Difficilmente un giornale parlerebbe male di chi gli consente di sopravvivere…….


postato da: astronik alle ore 05:57 | link | commenti
categorie: stampa, informazione, giornali, basilicata, tv , tgr
giovedì, 23 novembre 2006

Abolito, in Basilicata, il tributo 660, un pizzo pagato per 70 anni

La Regione Basilicata ha finalmente provveduto ad eliminare il più odioso tributo, noto a tutti come tributo 660, fatto pagare agli abitanti dei comuni del  metapontino,

Ma cos’è questo famigerato balzello? Quando e perchè è stato introdotto?

Si tratta di un retaggio del regime fascista e venne imposto perchè a quell’epoca cominciarono le opere di bonifica che contribuirono a rendere fertili i territori alle foci dei fiumi che finiscono nello Jonio. Quando fu pensato il tributo poteva avere una ragion d’essere in quanto era stato concepito per chiedere una partecipazione ai contadini a cui veniva reso utilizzabile il proprio terreno. Si è portata l’acqua nei campi, si è reso fertile un territorio che è diventata la “California” del sud Italia. Ci poteva stare.

Quella tassa si è nel tempo trasformata in tributo ed i proventi sono stati accreditati al Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto. Con gli anni però tutto il metapontino si è urbanizzato, sono sorti nuovi comuni come Policoro e Scanzano Jonico, sono nati  importanti insediamenti turistici. In pratica una zona a vocazione  esclusivamente agricola si è radicalmente trasformata attirando popolazione dai comuni montani. Con leggi regionali, nel 1985 e poi nel 1995, si provvide a stilare un Piano di Classifica degli immobili che venivano assoggettati al tributo 660.

Da allora che la popolazione ha cominciato a ribellarsi. Ci si chiedeva, perchè un immobile urbano dovesse pagare una specie di pizzo che serviva a finanziare un Consorzio di bonifica che eroga servizi esclusivamente al mondo agricolo? Ci sono voluti oltre 20 anni di lotte, tante petizioni per far valere un diritto sacrosanto che stato in vita in una porzione della Basilicata è esistito, nel resto d’Italia mai nessuno ha dovuto sopportare un regime di tassazione così concepito. Come se per utilizzare l’acqua si sia  dovuto pagare due volte il servizio, una scandalo!

Ventri anni sono tanti, come i soldi che hanno dovuto versare coloro che vivono nel metapontino, una vergognosa vessazione che doveva essere eliminata molto tempo prima. Per questo appaiono del tutto fuori luogo le dichiarazioni di soddisfazione rilasciate alla stampa da tanti esponenti della maggioranza in consiglio regionale. Vogliono incassare un consenso e la gratitudine di quelle popolazioni a cui è stato restituito un sacrosanto diritto negato per un tanti anni. Quegli stessi politici devono invece scusarsi con gli abitanti dei comuni della fascia jonica lucana per averli costretti per così tanto tempo a pagare una tassa palesemente ingiusta. Invece di esultare magari si impegnassero a restituire le somme ingiustamente versate e a ripensare le funzioni dei Consorzi di bonifica dai più ritenuti enti inutili, costosi carrozzoni politici la cui efficienza viene messa in discussione da tante persone.


postato da: astronik alle ore 06:16 | link | commenti (4)
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