In questi giorni in Basilicata si parla spesso di stabilizzazione di precari. Chi mi conosce è testimone della mia avversità a qualsiasi forma di precariato nel mondo del lavoro. Sono fra i più accesi sostenitori che la Legge Biagi vada severamente revisionata per ridare dignità alle tante persone che hanno trovato lavoro (si fa per dire….) con l’applicazione di tutti quei cavilli contenuti nella Legge. Contratti di lavoro che si rinnovano mensilmente da anni, massiccio e spesso ingiustificato ricorso al lavoro interinale, un fiorire di call center che retribuiscono i malcapitati lavoratori solo ad obiettivo raggiunto (per questo motivo il più delle volte si da una fregatura al cliente, gli operatori, disperati, appioppano contratti non richiesti).
Soprattutto nel settore privato si è fatto massiccio utilizzo di forme di lavoro precario ma le pubbliche amministrazioni non sono esenti dall’utilizzo di lavoratori a tempo determinato, salvo poi reiterare nel tempo il contratto. E proprio sul precariato nel settore pubblico vorrei soffermarmi. Perché fra i precari “veri” si annidano un sacco di “finti” precari, sono giovani e meno giovani che hanno trovato lavoro solo grazie all’interessamento di politici ed amministratori che hanno favorito l’assunzione di amici e parenti in tanti enti regionali e sub regionali, molto spesso questi finti precari lavorano nelle segreterie particolari degli assessorati o fanno parte degli staff del presidente o del direttore generale di turno.
Io non me la sento di lottare per stabilizzare questi finti precari, gente messa li solo in virtù di particolari conoscenze, senza aver superato uno straccio di concorso, o di una parvenza di selezione.
Che si stabilizzino subito i tanti insegnati, qualcuno precario da più lustri, i ricercatori delle Università, e tutti coloro che sono stati selezionati per un lavoro poi prorogato nel tempo.
Ma stiamo ben attenti a non darla vinta ai finti precari, ai galoppini di certi politici.