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venerdì, 29 giugno 2007

SICUREZZA TRA REALTA’ E IDEOLOGIA

Il mio blog, con mio infinito piacere, diventa una sorta di piazza virtuale, un salotto dove si ospitano gli amici. Mi chiede di inserire un post il mio amico Armando Bronzi.

Armando solleva la questione della videosorveglianza nelle città, nella nostra città in particolare, dopo l’annuncio da parte della civica amministrazione di voler sorvegliare alcuni siti della città.

Armando, a tale riguardo, nel settembre del 2006 inviò una lettera aperta ai rappresentanti di RC attraverso la stampa locale, che di seguito riporto.

Nel dicembre scorso sul sito del circolo di Rifondazione Comunista di Potenza comparve un appello con cui si invitava la popolazione a firmare una petizione contraria a questo progetto.

Armando, lo scorso mese di marzo, scrisse alla redazione del sito internet la nota che riporto qui sotto, senza ottenere l’auspicato riscontro.

L’argomento è di stretta attualità e merita di essere sviscerato ed approfondito. Parliamone.

 

_______________

 

Carissimi compagni, alcuni giorni fa, navigando in Internet, mi sono imbattuto nel vostro sito. L'immagine della telecamera e lo slogan sottostante hanno attirato subito la mia attenzione destando, in me, sentimenti di delusione e di disapprovazione che si sono materializzati nel leggere della petizione promossa da codesto circolo contro l’installazione delle telecamere in città. Tutto ciò mi ha convinto ad inviarvi le mie riflessioni sull’argomento, già rese pubbliche, in forma di lettera aperta, dalla stampa locale nel decorso mese di settembre, che hanno trovato un discreto riscontro tra la gente, in modo particolare, tra i residenti di Piazza Don Bosco che, convinti del loro effetto dissuasivo, hanno sottoscritto, in tal senso, una petizione inviata al Sindaco e all’Assessore Mancino. Per correttezza d’informazione preciso che sono un vostro elettore e, pertanto, convinto di poter azzardare la richiesta di pubblicare sul vostro blog il mio contributo, al fine di avviare una libera, serena e democratica discussione scevra da preconcetti ideologici. Con stima e simpatia. Armando Bronzi

 

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L’USO DI IMPIANTI DI VIDEOSORVEGLIANZA NELLA NOSTRA CITTA’: “UN MALE NECESSARIO”.

Lettera aperta ai rappresentati di Rifondazione Comunista presenti nel Consiglio e nella Giunta Comunale.

Il vecchio senso civico che, in un passato non tanto remoto, è stato il “codice comportamentale” di tante generazioni, cede il passo alla tecnologia. Questa amara considerazione non deve e non può sfuggire dinanzi alla decisione della Giunta Comunale di Potenza di ricorrere ad impianti di videosorveglianza a tutela della sicurezza del patrimonio pubblico e privato e della popolazione del capoluogo. Strada percorsa, purtroppo, e prima della nostra, da molte amministrazioni municipali del paese e del resto del mondo. Una solenne abdicazione delle più elementari regole del vivere e della convivenza civile al rigurgito di episodi di vandalismo ad opera di una minoranza sempre più agguerrita e devastante di giovani e giovanissimi neo-barbari. Al di là della tristezza e della montante rabbia che ci pervadono la mattina quando, uscendo di casa, ci imbattiamo negli scenari della loro opera devastatrice, ciò che di questo fenomeno pesa come un enorme macigno è il sospetto di trovarci di fronte ad una “caporetto” delle istituzioni-simbolo di ogni società civile: la famiglia, la scuola,la chiesa, le associazioni, i partiti, ecc….Il sospetto diventa, man mano, certezza quando il fenomeno dilaga e non viene affrontato con la dovuta serietà e le apposite contromisure che il caso richiedono. Optare per la videosorveglianza come deterrente e strumento di prevenzione è un “male necessario” ed è la risposta più immediata alla legittima richiesta di tranquillità di quei cittadini che si sentono terrorizzati e molestati nel loro vivere quotidiano dagli emuli di Attila., ma non deve rappresentare il surrogato del lavoro di formazione del “cittadino” da sempre svolto da queste istituzioni. Che gli esperti, la politica, si mettano subito intorno ad un tavolo per comprendere. oltre le ragioni del malessere giovanile, dove e in cosa la “società” ha fallito”, cosa occorre fare per circoscrivere il fenomeno nei limiti della tollerabilità. Le telecamere, lo dico apertamente, evitiamo di demonizzarle, anche se è vero che ci riportano ad un clima di “sorvegliati a vista” in una società simile a quella raccontata da George Orwell nel celeberrimo “1984. Però, per coerenza e onestà intellettuale, non dimentichiamoci del grande orecchio “Echelon”, dei tanti satelliti sparsi in orbita, delle telecamere poste a guardia dei templi del “Dio denaro”: banche e uffici postali e ai suoi dispensatori: bancomat, postamat, delle “svelate” intercettazioni telefoniche e dei comunissimi navigatori satellitari che oramai da anni controllano ogni nostro gesto, ogni nostro spostamento, ogni nostra conversazione, captano i nostri sentimenti più intimi. Fuori dai denti e senza alcuna ipocrisia: la sicurezza del singolo e dei propri beni è un diritto sacrosanto! La società deve fare il possibile per garantirlo. Anch’io come tanti elettori di sinistra, nelle ultime elezioni politiche ho votato per il vostro partito, credo che l’ordine e la sicurezza non siano “concetti” di destra, (altri sono i valori che differenziano sostanzialmente destra e sinistra ), Sergio Cofferati prima ed altri Sindaci di sinistra lo hanno capito ed hanno adottato la linea dell’intransigenza verso coloro che non rispettano le leggi e le regole del nostro Paese, non per questo dobbiamo tacciarli di essere “fascisti”. Per cortesia, non confondiamo la libertà con qualcos’altro! Ricordiamolo sempre: “la libertà di ognuno finisce dove inizia quella degli altri”. Quando la società, per mille ragioni (nel nostro caso, sembrerebbe dettata dalla mancanza di personale da utilizzare per il controllo del territorio urbano), non è più in grado di assicurare questo principio, quindi, anche l’ordine e la sicurezza, deve poter ricorrere, in maniera provvisoria, anche all’ausilio della tecnologia, finché non riesce a rigovernare i fenomeni degenerativi che essa stessa produce, stando attenta a non demandarle ruoli istituzionali. Vi chiedo, pertanto, al momento di votare in commissione per l’adozione della videosorveglianza in città, di tenere presente anche la modestissima opinione di un elettore del vostro partito. Tranquilli, nessuno griderà al “liberticidio”!.


postato da: astronik alle ore 21:59 | link | commenti
categorie: sicurezza, città, sorveglianza
mercoledì, 27 giugno 2007

Idem come prima... l'intervento di Ascanio

Questo post è una propaggine del precedente. Ascanio mi ha chiesto di inserire questo intervento che non è possibile inserire in una risposta in quanto la piattaforma che ospita questo blog fissa il limite di battute a 2000.

Ospito volentieri l’intervento di Ascanio in quanto il dibattito sulla “vertenza” aperta dai Giovani Comunisti di Basilicata ha “scatenato” (nel senso buono…) ragionamenti che con il tema del precedente post possono apparire fuori tema ma che, a mio parere, hanno un logico concatenamento.

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Anche io cercherò di dare il mio contributo sul tema della crisi della politica. Chiaramente il tema è molto più complesso di quello che provo a sintetizzare. È vero che oggi ci sono delle differenze nette rispetto al novecento, è modificato il rapporto capitale-lavoro ( e di conseguenza tutto l'assetto socio-politico che eravamo abituati a conoscere), assistiamo al passaggio dell'egemonia internazionale dagli Stati Uniti alla Cina ( e questo è un punto da non sottovalutare perché porta con se una marea di contraddizioni, tra queste l'avvento della precarietà come cardine dell'assetto economico dei paesi occidentali e la guerra globale e permanente come ultimo tentativo per arginare l'ascesa delle nuove superpotenze...) e, soprattutto, la competizione capitalistica si è spostata da un piano meramente localistico (stato-nazione o continenti) ad un piano globale. Proviamo a concentrarci sull'ultimo punto. Il mondo diventa un grande mercato gestito e controllato dai colossi monopolistici ( quasi sempre privati tranne Gazprom) che spesso sono anche in aspra competizione tra loro. Assistiamo ad uno spostamento della centralità dallo Stato nazione all'interesse privatistico. Di conseguenza anche i luoghi decisionali cambiano. Si passa dalle istituzioni statali democraticamente elette (che ideologicamente possiamo contestare o no) ad organi tecnocratici (illegittimi??) come, ad esempio, WTO, FMI, Banca Mondiale, BCE che hanno il potere di mandare in bancarotta stati interi. Per avere un esempio basta pensare che è degli ultimi giorni l'imposizione della Banca Centrale europea di spostare i proventi del tesoretto al risanamento dei conti pubblici e non al tanto sospirato risanamento sociale. In questo contesto i partiti e le grandi organizzazioni di massa perdono il loro ruolo storico, quello cioè di strumenti di trasformazione della società (sia i partiti di classe che quelli borghesi- interclassisti) riducendosi a diventare meri gestori della quotidianità e delle decisioni già prese in altre sedi (il nostro ragioniere Padoa Schioppa credo sia un ottimo esempio). Ed ecco che la politica ed i partiti in Europa ed in occidente entrano in crisi, perché non sono in grado di indirizzare l'economia, perché subiscono le decisioni di chi, invece, realmente determina i mutamenti sociali e perché non riescono più a dare speranze agli uomini e alle donne. Questo è il tasto dolente. La politica che non è in grado di produrre speranza non è politica, perde il suo peso nella storia, diventa quasi uno spettacolo patetico. Ed arriva Berlusconi il venditore di fumo ( mi ricorda un altro in questa regione...) che attraverso una mistificazione della realtà, attraverso una presa per culo generale ( PASSATEMI IL TERMINE) diventa presidente del Consiglio e rovina un'intera nazione socialmente, economicamente e purtroppo culturalmente. Crisi della politica è quindi crisi della democrazia, delle istituzioni democratiche, dei luoghi e dei momenti di costruzione di democrazia. Crisi dell'interesse e della partecipazione. È chiaro che risposte è quasi impossibile darne. Bisogna navigare in mare aperto coscienti che oggi la gente ha più fiducia nella polizia che nei partiti politici ( sondaggio di Repubblica). Io credo che bisogna davvero riappropriarsi dei luoghi di costruzione collettiva, creare contenitori nuovi che gli altri possano riempire di contenuti, avere davvero la speranza ( è questa non è da vetero comunisti) di rivoluzionare l'esistente, di rimettere in discussione il presente, di non dare un volto umano a ciò che di umano ha ben poco ( parlo della globalizzazione) ma di trovare insieme percorsi di cambiamento possibili, camminare domandando dice Marcos, interrogandoci ed analizzando il nostro mondo, tenendo ferma sempre la prospettiva di emancipazione di una società che solo il binomio libertà ed uguaglianza è in grado di determinare, usando la non violenza come unica arma che abbiamo a disposizione.

ascanio


postato da: astronik alle ore 23:14 | link | commenti
categorie: politica, comunismo, lavoro, giovani, gc
domenica, 24 giugno 2007

Vertenza "Giovani in Basilicata"

Si sono tenuti ieri a Potenza gli “stati generali” del “Patto con i Giovani”, il progetto messo in piedi dalla Regione Basificata per cercare di risolvere il problema della disoccupazione giovanile in Basificata. I giudizi su questo progetto non sono entusiasmanti, la pur lodevole iniziativa non sarà soluzione ottimale per fermare il flusso migratorio dei giovani lucani. Occorre altro. Nel dibattito si inseriscono i Giovani Comunisti di Basificata che con un tempismo sicuramente meditato nel giorno della manifestazione finale del Patto con i giovani escono con un documento che aprono la vertenza denominata “Giovani in Basilicata”. Riporto qui sotto, per intero, il documento. Un documento che condivido in pieno, come si dice, compresa punteggiatura ed accenti. Apriamo un dibattito partendo dalle sensate parole dei Giovani Comunisti di Basificata

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La condizione dei giovani in Basilicata e nel Mezzogiorno, è preoccupante; la precarietà determina contraddizioni molto più avanzate rispetto ai luoghi di maggiore benessere e produttività: infatti non si pone soltanto come condizione lavorativa ma si afferma in maniera totalizzante. La precarietà in Basilicata è sinonimo di mancanze: mancanza di lavoro, di prospettive, di luoghi e momenti di aggregazione, di incontro e crescita collettiva, di indipendenza ed autonomia. Queste mancanze che si riassumono emblematicamente nel fatto che i giovani lucani vivono in un contesto in cui un quarto delle famiglie è al di sotto della soglia di povertà, rappresentano il vero e proprio dramma di questa regione, anche perché creano dipendenza e subordinazione verso chi ci governa. Gli stessi giovani sono tra i primi posti in Italia per il consumo di droghe pesanti e di questi in particolare le donne. La giunta regionale ci ha proposto il "Patto con i giovani", una legge che si pone l’obbiettivo di risolvere la complessa questione giovanile dimostrandosi invece, ad un anno dalla emissione, sterile ed inefficace. Per una serie di ragioni. Innanzitutto c’è la questione della partecipazione giovanile. La giunta, tra falsi proclami e slogan propagandistici, scriveva di un patto che si fondava sul dialogo e sull’interazione constante. Nei fatti oggi ci chiamano ad interloquire a cose già fatte, come spettatori più o meno interessati. Avremmo preferito che davvero i giovani e non soltanto il ceto politico giovanile fossero considerati fin dall’inizio come soggettività sociale. Di fatto è mancato il coinvolgimento di tutte quelle realtà come la scuola, l’Università, le associazioni giovanili che sono i luoghi naturali dell’aggregazione sociale. Pensiamo che l’autonomia ed il protagonismo giovanile siano percorsi che si costruiscono giorno per giorno, la democrazia non è un allenamento oratorio ma una pratica reale. La politica deve avere il coraggio di stimolare questa pratica. Invece il Patto risulta essere null’altro che la semplice accozzaglia di provvedimenti già esistenti, messi insieme a formare un pacchetto che a noi pare utile solo per proliferare il consenso elettorale. 81 milioni di euro sono una somma abbastanza considerevole. A noi non basta sapere che queste risorse vengono spese ma ci interessa il modo in cui si investe. Proprio perché, a differenza di chi ha scritto questo Patto, non crediamo che il talento sia una virtù individuale, quasi un fattore genetico, ma che debba essere un valore collettivo che si da in condizioni di uguali possibilità. Consideriamo di primaria importanza intervenire sul tema del diritto allo studio e sulla lotta alla precarietà. Per quanto riguarda la questione del DIRITTO ALLO STUDIO esigiamo politiche che siano realmente incisive. È ridicolo che a fronte di un 25% dei giovani a rischio povertà, il bilancio annuale dell’ARDSU sfiori a mala pena il tetto dei 10 milioni di euro. Considerando che la maggior parte di queste risorse servono per pagare le spese amministrative e del personale, solo circa 6 milioni vengono utilizzate a scopo sociale. di questi 2,5 milioni vengono utilizzati per l’erogazione delle borse di studio. Chiaramente questa cifra non copre quello che è il fabbisogno reale: gli aventi diritto, infatti, sono molti di più dei beneficiari. Gli alloggi universitari a Potenza ospitano soltanto 128 studenti, i quali spesso riscontrano disagi legati alla qualità dei servizi ( lo dimostrano alcune petizioni di protesta firmate da studenti e consegnate agli uffici di presidenza dell’ARDSU ). Chiediamo di aumentare gli investimenti nel diritto allo studio affinché tutti gli aventi diritto possano usufruirne, di aumentare il numero di borse di studio da erogare, prevedere ulteriori posti letto nelle Case dello Studente, agevolare le condizioni dei pendolari e dei fuori sede e riconoscere in maniera più generale la condizione dello studente nella città facilitando l’accesso ai trasporti, agli eventi culturali e ricreativi. Punti questi del nostro programma elettorale che ha visto vincere a Potenza alle elezioni del CNSU la lista “ A Sinistra in Movimento” con il 30% dei consensi. Il Presidente De Filippo ha dichiarato pubblicamente che grazie al Patto con i Giovani 1000 ragazzi hanno trovato un impiego. Questo dato non ci risulta. Sappiamo invece che 576 aziende hanno fatto richiesta per 1000 posti di cui solo il 25-30% si tradurranno in assunzioni reali. Poiché si rischia di scemare nella propaganda e visto che non ci sono dati ufficiali ai quali fare riferimento chiediamo una valutazione di placement con valutatori indipendenti pagati dall’UE che fanno parte delle misure di accompagnamento dei programmi e sono necessarie al fine della trasparenza. Abbiamo il diritto di conoscere il numero effettivo delle persone che lavorano, la reale portata dell’impatto occupazionale e, soprattutto, la qualità dei livelli occupazionali, visto che il 38% dei giovani laureati che trovano occupazione in Basilicata non sono soddisfatti perché sotto-utilizzati rispetto alle competenza. Questo è il dato più alto in Italia (dati ISTAT 2005). Inoltre va ricordato che il 52% dei giovani laureati lucani trovano occupazione solamente fuori regione. Un Patto con i Giovani che si rispetti, di questi tempi, dovrebbe essere innanzitutto un patto contro la precarietà: vincolare i sussidi alla creazione di posti di lavoro stabili, prevedere un’integrazione di reddito per i periodi di inattività, mantenere vive le esperienze lavorative e di formazione nelle fasi di transizione, immaginare forme di salario sociale per alleviare il disagio materiale e morale. Ma il punto principale di critica che noi sentiamo di fare al Patto con i Giovani riguarda la totale mancanza di una programmazione strategica degli investimenti che possa essere di lungo periodo e parta dalla vocazione del territorio e dei giovani. I dati parlano chiaro: 27000 sono i giovani disoccupati (36%), di questi 3000 non hanno alcun titolo di studio e 8000 solo la licenza media. Riteniamo prioritario che per questi venga attivato un piano di formazione e di riqualificazione professionale Considerato che vanno inclusi anche 13000 diplomati e 3000 laureati ci chiediamo e chiediamo al governo regionale che fine faranno questi giovani, quali possibilità avranno, come la regione influirà per garantirne una occupazione reale e stabile. A dire il vero l’unico dato che riusciamo a notare è che nei prossimi sei anni (2007-13) 4000 giovani a basso livello di istruzione usciranno dalla scuola per entrare nel mercato del lavoro; lo stesso vale per 12000 diplomati e 13800 laureati. Come si governeranno queste fasi di transizione, quali ulteriori patti verranno inventati per fingere di risolvere queste emergenze? A noi interessa ragionare su questi dati, su dati vivi che chiedono una programmazione di prospettiva che si differenzi dall’elargizione di finanziamenti a pioggia ad un tessuto produttivo che per il 78% è fatto di micro-imprese fino a 10 dipendenti che non presenteranno nel tempo aumenti dell’offerta occupazionale. Parliamo di una programmazione integrata che si fondi sull’innovazione, e sulla valorizzazione del territorio. Ci risulta che dai fondi FESR della programmazione 2007-13 soltanto 31 milioni su 300 sono destinati ad attività con contenuto occupazionale in linea con i livelli di istruzione universitaria. Risultato: 100-150 persone ne usufruiscono rispetto ai 2300 laureati che ogni anno escono dall’università. Investendo nella ricerca, con contratti fino a quattro anni, considerando 2000 € al mese pro-capite con 170mln €, poco più della metà del FESR avremmo 1700 occupati in più. Questo vuol dire programmare l’azione politica partendo dalle reali necessità dei giovani. Per queste ragioni apriamo oggi una vertenza con l’amministrazione regionale, ponendo domande sui bisogni reali e per le quali attendiamo risposte immediate. Ci chiediamo infine quale modello umano e di relazioni sociali, quale modello istituzionale la politica lucana ci sta offrendo oggi. Sono innanzitutto i giovani a chiedere altra umanità, altra civiltà, altro tipo di moralità a questa classe dirigente.


postato da: astronik alle ore 07:22 | link | commenti
categorie: lavoro, giovani, patto
domenica, 17 giugno 2007

Promossi! Potenza in serie C1!!!

Chi l’ha detto che il 17 porta male? Questa giornata, il 17 giugno, la ricorderanno per tanto tempo i tifosi del Potenza. Erano 17 anni che la squadra cittadina, dopo traversie e tribolazioni, dopo qualche anno nell’inferno dei campionati dilettantistici (la serie D) attendeva di risorgere. Ed il miracolo è avvenuto. Grazie San Gerardo!

A dirla tutta non erano in molti a settembre 2006 ad ipotizzare la promozione del Potenza. La Società dopo aver rischiato il fallimento è stata “comprata” dal giovanissimo imprenditore Giuseppe Postiglione che senza l’aiuto di politici e faccendieri ha sborsato un bel gruzzoletto ed ha salvato la patria. Era stato pianificato un campionato dignitoso, un trampolino di lancio per gli anni successivi. Ci sono state varie traversie durante l’anno, il sequestro del Viviani, il licenziamento dell’allenatore, l’avvicendamento di molti giocatori. Si è navigato a metà classifica  fino a quando il mister fatto in casa, Arleo, ha assunto le redini della squadra e siamo arrivati ai play off. Insperati. Il resto è storia recente. Superato il Gela si è arrivati alla scontro finale con il Benevento, squadra attrezzata per il salto di categoria. L’entusiasmo in città è salito alle stelle. Caccia al biglietto per la gara interna, pienone, entusiasmo alle stelle per la vittoria, 1 – 0 di misura ma pur sempre vittoria. Poi c’è stata la settimana di passione, pur se Pasqua non c’entra nulla. Per la gara di oggi a Benevento c’è stato il giallo del decreto del Prefetto della città sannita che senza una valida giustificazione ha interdetto lo stadio alla tifoseria potentina. Uno scandalo! Il Prefetto s’è vestito da tifoso e ha combinato un pasticcio! Diplomazie all’opera (questura, prefetto e sindaco di Potenza) ed il vergognoso provvedimento è ritirato. Ma i tagliandi per Benevento sono solo 500. Fortunato chi lo ha potuto acquistare. S’è aperto il mercato nero e si sono diffusi biglietti falsi. Poi arriva un’altra doccia fredda, ieri, a poche ore dal match la strana squalifica di Arleo. Altra porcata per tentare di scompaginare il team rossoblu!. Poi la partita. Bella, intensa, con tanti capovolgimenti di fronte. Segnano prima loro. Si arriva ai supplementari, loro con le pile scariche noi con la rabbia per tutti quegli inconvenienti. Pareggio. Delirio. Il fischio finale. L’apoteosi.

Non sono mancate quelle cose che mai si vorrebbero vedere in uno stadio. La vile aggressione in tribuna stampa ad un cronista di Telecento, il ritardo dell’intervento delle forze dell’ordine.

In tribuna travestito da tifoso c’era il Ministro Mastella, gli è andata male, un ministro non può fare l’ultras! Questa sera lui e tutti i suoi compaesani devono prendere qualche medicina per la bile ed il mal di fegato…… Noi invece festeggiamo…. Pazzi di gioia.


postato da: astronik alle ore 22:26 | link | commenti
categorie: calcio, promozione, c1
domenica, 10 giugno 2007

Siamo sempre "di sinistra"?

E’ passato più di un anno dall’insediamento di Romano Prodi a Palazzo Chigi.

Si può, quindi, azzardare un primo parziale bilancio del suo governo.

Chi mi conosce sa come mi sono battuto per non rivedere Berlusconi alla guida dell’Italia.

Le aspettative mie, e di tanti italiani, erano tante. Mi aspettavo, ci aspettavamo, dal governo di centrosinistra un’azione forte, incisiva, che avrebbe dovuto far dimenticare i cinque anni del Cavaliere durante i quali siamo stati mazzolati ben bene. Ci ha ingannati, il Berluska, sul fisco, non ha ridotto le tasse, sulle pensioni, non sono aumentate per tutti quelle minime, è peggiorato il sistema per chi aspirava ad uscire dal mondo del lavoro. Non sono state avviate le promesse opere pubbliche, soprattutto al sud. Ci ha inondato di tanta demagogia e null’altro.

Più che giustificate, quindi, le aspettative del popolo della sinistra nei confronti del Governo Prodi.

Ma con una maggioranza così risicata al Senato ho subito capito che molte cose Prodi non le avrebbe più potute fare. Dal megaprogramma presentato si è passato ai famosi dodici punti.

Si è cominciato con qualche provvedimento sulle liberalizzazioni. E’ un buon viatico ma è ancora molto poco. Non si è entrati nel cuore di tanti problemi. Si è curato un tumore con l’aspirina…..

La tormentata Legge Finanziaria ha assorbito il lavoro parlamentare per quasi un semestre e sinceramente non ha prodotto grossi “benefici” alla gran parte dell’italiano medio.

La battaglia per interpretare i provvedimenti è durata molto ma, andando al nocciolo della questione, nel mio piccolo ho dovuto amaramente constare che per la famiglia media, sopratutto per le famiglie monoreddito, è cambiato poco o nulla, pago a Prodi le stesse tasse che pagavo a Berlusconi, in più mi ritrovo con le tasse locali aumentate. Solo da poco si è provveduto ad eliminare i tiket sanitari inopinatamente introdotti. Ho pagato il bollo auto molto di più di prima.

Secondo me i voti decisivi per governare a Prodi glie li hanno dati i precari, circa un milione e mezzo di lavoratori che si guadagnano il pane “a tempo”, “a progetto”, con stipendi quasi sempre da fame, gente che non può costruirsi un futuro, che non avrà una pensione. Gente che  aveva creduto a ciò che era stato promesso: uno dei primi provvedimenti avrebbe riguardato la legge Biagi. Si è persino  parlato di stabilizzare i precari degli Enti pubblici. Ma è cambiato poco. O niente.

E che dire dei costi della politica? Sto leggendo il best seller del momento “La casta” di Rizzo e Stella e sinceramente mi cascano le braccia. Sprechi, privilegi, malaffare proprio nei “palazzi” della politica….. dove ci sono quelli che ho “mandato” a per tutelarmi…..

Anche a livello locale il dibattito si è spostato sui costi della politica, sugli sfarzi e degli sprechi, dei tanti Enti inutili e dei tanti soldi del contribuenti sperperati per pagare esagerate prebende magari a politici trombati piazzati li come “risarcimento”. Si è parlato delle “caste” lucane, di una ristretta oligarchia che da tempo detiene le leve del potere. Si è parlato di isola felice e poi ci accorgiamo del terremoto che ha sommerso l’isola….. Mi domando, ma com’è possibile? Ma non ci sono i miei “amici” al governo della Basilicata?

Poi ti guardi intorno e vedi solo desolazione….. e ti viene la depressione. Un senso di impotenza ti assale….. Ti fai domande a cui non sai rispondere. Vivi in uno stato confusionale che non capisci se è estasi o coma.

Ti chiedi, fra l’altro, ma sono ancora “di sinistra”?  Perché “essere di sinistra” per quelli della mia generazione è diverso dall’esserlo oggi. Quelli come me intendono l’appartenenza in maniera forse troppo integralista e non si ritrovano con il modo di operare odierno dei progressisti di pelo nuovo……

 

 


postato da: astronik alle ore 22:01 | link | commenti (1)
categorie: sinistra, prodi
mercoledì, 06 giugno 2007

L'alfabeto lucano

A –Come “ambiente”. In Basilicata oggetto di autentici attentati. La nostra regione è oggetto di “particolari” attenzioni che creano danni al territorio. L’estrazione del petrolio, la presenza di impianti altamente inquinanti (Fenice, ferriera di Potenza, Italcementi di Matera,, impianti in Val Basento), discariche di ogni tipo, “macerie” di una industrializzazione abortita.


B – Come Basilicata. Una nel Sud dell’Italia, un’altra sparpagliata nel mondo. E’ più popolata la seconda.


C – Controsenso. Siamo la regione dei controsensi, una territorio “potenzialmente” incontaminato dove convivono agricoltura di qualità e scorie nucleari. Controsenso è anche un ottimo giornale che fa controinformazione.


D – Come degrado. Morale, politico, sociale in cui è precipitata la nostra regione.


E – Come emigrazione. Da qualche anno i lucani hanno ripreso la valigia. Le destinazioni non sono più quelle di inizio secolo, è cambiato il target dell’”emigrante”, sempre più giovani, sempre più laureati.


F – Come favola. Quella che ci hanno raccontata per anni. Basilicata felix, questo il titolo. Ora questa favola non piace più a nessuno.


G – Come giovani. I destinatari di tanti progetti da parte delle Istituzioni con l’intento di costruire per loro un futuro nella loro regione. Fin’ora i progetti non hanno prodotto nulla di veramente importante.


H – Come “help”. Aiutiamoci che Dio ci aiuta…..


I – Come isolamento. Problema atavico. Mai completamento risolto. Causa del mancato sviluppo.


Isolamento dovrebbe far rima con infrastrutture. Ma la rima non è baciata….


L – Come legalità. Gli ultimi avvenimenti che hanno interessato i Palazzi di Giustizia di Potenza e Matera sono la punta di un iceberg che cela tutto il marcio che potrebbe nascondersi nelle stanze dove si dovrebbe amministrare la Giustizia. La gente reclama legalità proprio da chi la legalità dovrebbe tutelarla.


M- Come misteri. Stanno diventando troppo i misteri legati a fatti di cronaca nera che attendono una risposta. Chi ha rapito Elisa Claps? Come sono morti i “fidanzatini” di Policoro. Chi sono i mandanti dell’omicidio dei coniugi Gianfredi? Perché è stato ucciso Vincenzo De Mare? Chi ha ucciso l’avvocato Lanera? Chi c’è dietro a tutti questi misteri?


N – Come natalità. In Basilicata nascono sempre meno bambini. Lo dice l’ISTAT, siamo una delle regioni con il tasso di natalità più basso. Se il trend continua, se non si arresta l’emigrazione saremo meno degli abitanti della Val d’Aosta.


O- Come OLA  Organizzazione Lucana Ambientalista, una ventata di freschezza nel pianeta dell’associazionismo. Nata solo un anno fa per difendere le bellezze della  Basilicata dalle aggressioni ha già scavato un solco profondo e si è radicata fra la gente.


P – Come povertà. Il reddito medio dei lucani è fra i più bassi d’Italia. Troppe famiglie non vivono ma sopravvivono. Legione è scesa in campo con un progetto ad hoc. Chi non vuol emigrare è destinato ad ingrossare le truppe dei poveri.


Q – Come “questione meridionale”. Da noi è più attuale che mai. Siamo il sud del meridione.


R Come rassegnazione. Una “qualità” che ha pervaso troppi lucani.


S – Come speranza. Si dice che è l’ultima a morire. Ma forse in Basilicata è già stata seppellita.


T- Come turismo. La vera risorsa che può aiutare l’economia a decollare definitivamente. C’abbiamo tutto affinché i turisti arrivino e apprezzino la Basilicata: mare, monti, laghi, boschi, archeologia, cultura.


U- Come ultimi. In classifica. Le statistiche ci relegano agli ultimi posti per tante cose…..


V – Come verità. E’ quella che tanti lucani vorrebbero conoscere su tanti misteri che qualcuno non vuole far conoscere.


W – Come Woodcock. Il giudice più famoso d’Italia ha contributo a rendere nota la Basilicata. Speriamo che scopra tutti gli inghippi che ne impediscono uno sviluppo più veloce.


Z – Come zuzzurellone. L’autore di questo insignificante elenco…..


postato da: astronik alle ore 17:19 | link | commenti
categorie: politica, alfabeto, lucania
domenica, 03 giugno 2007

Un anno da non dimenticare: il basket potentino approda in serie B1

All’inizio dell’anno in pochi ci avrebbero scommesso. Una squadra tutta nuova. Un coach giovanissimo, Di Lorenzo,  nuovi atleti under, nuovo sponsor. Si è parlato di un anno di transizione. Così non è stato. La squadra è apparsa subito di alta classifica, il coach, pur giovanissimo, si rivelato di una bravura mostruosa. Gli under, soprattutto Cerella, di ottima qualità. La Potenza 84, sponsorizzata Mach 20, ha subito velleggiato nei quartieri alti della classifica. E’ approdata con pieno merito ai play off giungendo a prima a pari punteggio con il Ruvo di Puglia.

L’attesa per le cinque gare di finale è diventata spasmodica. Potenza si scoperta una città dove il basket è molto amato. Prima partita a Ruvo e subito colpaccio! Seconda partita, sempre a Ruvo e sconfitta di misura subita per l’uscita per 5 falli di quasi tutti i titolari.

Due partite in casa, venerdì 1° giugno vittoria risicata ma meritata. Parte subito la caccia al biglietto per assistere a gara 4. Questa sera, in un palazzetto dove non sarebbe entrato uno spillo, con folta rappresentanza ruvese, l’apoteosi.

Una partita intensa, non consigliabile ai malati di cuore, ad un minuto della fine Potenza sotto di 5 ma alla fine vince di 2 lasciando gli increduli giocatori ruvesi nella disperazione più nera, stessa disperazione anche per il pubblico al seguito.

E la città entra, con  indubbio merito, nel mondo del basket che conta!

Sul parquet del PalaPergola si è festeggiato per un’ora! Tutti pazzi per questa squadra!


postato da: astronik alle ore 21:32 | link | commenti
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Le famiglie si smembrano: aumentano i divorzi

Crescono divorzi e separazioni, troppe famiglie si smembrano

 

La notizia mi è sta segnalata da un caro amico.


Famiglia: aumentano i divorzi, +40, 6% rispetto al 1996.


Dati Istat esposti al convegno “La famiglia senza frontiere”


(ANSA) - MILANO, 25 MAG - Aumenta il numero dei divorzi e delle separazioni in Italia: secondo dati Istat, presentati oggi al convegno “La famiglia senza frontiere”. Il convegno organizzato dal centro per la Riforma del diritto di famiglia, ha riscontrato che nel 2005 i divorzi sono saliti del 22,4% rispetto al 2000 e del 40,6% rispetto al 1996. Lo stesso vale per le separazioni: +14,3% rispetto al 2000 e +42,9% rispetto al 1996. Questo significa che ci sono 5,6 separazioni e 3,1 divorzi per ogni mille coppie sposate.


Non c’era bisogno di leggere questi dati per capire che la situazione è diventata insostenibile. Troppe coppie scoppiano e troppe famiglie vengono smembrate creando dei veri e propri disastri sociali. Cambiano i costumi, ci si adegua a modi comportamentali che non tengono conto delle esigenze dei minori, le vere vittime, dell’egoismo dei genitori che con troppa disinvoltura decidono di dare un taglio al menage famigliare. La Basilicata, purtroppo, è in linea con il trend nazionale.

 



postato da: astronik alle ore 21:25 | link | commenti
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