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sabato, 28 aprile 2007

Giustizia e Legalità, un passo avanti a Potenza

Il tema dell’assemblea mi incuriosiva ed affascinava. Da qualche giorno mi arrivavano mail da più parti con l’invito a parteciparci. Sono andato al Museo Provinciale dieci minuti prima che l’incontro cominciasse, c’era già molta gente. L’assemblea di cui voglio parlare è stata organizzata dal coordinamento lucano di Libera. In Basilicata l’animatore dell’associazione fondata da don Ciotti è Don Marcello Cozzi, presidente del Cestrim, un’associazione di volontariato che da anni lotta per l’affermazione della legalità, per combattere il disagio, per stare vicino ai più deboli. Don Marcello è notissimo per le sue battaglie contro l’usura e la criminalità organizzata. Si sarebbe parlato dei misteri di cui la stampa nazionale  se ne occupa con insistenza…….

All’assemblea erano presenti i famigliari delle vittime di inquietanti casi giudiziari tornati prepotentemente agli onori della cronaca grazie anche all’interessamento dei media nazionali.

C’erano le mamme dei “fidanzatini di Policoro” assassinati e non morti “accidentalmente” come vogliono far credere, c’era la figlia di Vincenzo De Mare, l’autotrasportatore di Policoro ucciso, forse perché si è rifiutato di trasportare rifiuti pericolosi, c’era la vedova di Giovanni de Blasiis, un galantuomo prestato alla politica, oggetto di una ingiusta detenzione per la leggerezza di un magistrato che non ha fatto bene il suo mestiere ed ha indotto il mite Giovanni al suicidio, c’era Gildo Claps, fratello di Elisa scomparsa misteriosamente nel 2003 con una vicenda giudiziaria che definire assurda è troppo poco.

Le storie di quelle persone, di quelle famiglie così duramente colpite, sono la storia recente del modo di amministrare la Giustizia in questa regione. Don Marcello ha detto che non bisogna fare di tutta l’erba un fascio ma in Basilicata ci sono troppe coincidenze che “non coincidono” e che più di qualcuno fra magistrati, avvocati, inquirenti, forze dell’ordine non ha fatto bene il proprio lavoro.

Tutti in sala, stracolma, mai vista tanta gente ad un’assemblea,  hanno capito quel che voleva dire. Quando ha cominciato a parlare la signora Olimpia, la mamma di Luca Orioli, la commozione in sala la si percepiva in maniera impressionante. Occhi lucidi, fazzoletti che asciugavano lacrime, la voce rotta dalla commozione di una madre che cerca disperatamente di conoscere una verità assai diversa di quella che hanno preconfezionato. Un lunghissimo interminabile applauso ha sottolineato un particolare passaggio del suo accorato appello. Anche la mamma di Marirosa ha chiesto che si faccia piena luce sulle reali cause della morte di sua figlia, ha accusato la stampa, certa stampa, per aver accostato, ed infangato, il nome della giovane a vicende, storiacce di sesso, slegate nel tempo.

Non meno commovente l’intervento della figlia di Vincenzo De Mare che sostituisce la mamma, da poco scomparsa, nella battaglia per conoscere la verità sulla morte del papà. Anche lei racconta inquietanti storie di mala giustizia. Molto toccante l’intervento della vedova di Giovanni De Blasiis, ha ripercorso la penosa vicenda del marito, vittima innocente di una Giustizia sconclusionata, 21 giorni di carcere che sono stati risarciti dallo Stato, ma i soldi non hanno sanato la ferita che aveva nel cuore. L’ex consigliere comunale di Potenza si è distinto in una lunga serie di documentate denunce sul malaffare che alberga nella città capoluogo di regione, i comitati d’affari, le logge massoniche, storie da far tremare i polsi…… Ma non ha resistito all’onta del carcere e si è tolto la vita. Forse. Anche su questo caso tutte le ombre non sono state dipanate. Potrebbe trattarsi di omicidio.

Per ultimo ha parlato Gildo Claps che ha ripercorso la sconcertante vicenda dell’allora sedicenne ragazza potentina scomparsa nel nulla. Tutto quel che c’è dietro lo sappiamo tutti: indagini approssimative, clamorosi depistagli, strani comportamenti di inquirenti e magistrati. Tante verità tutte clamorosamente inventate. Gildo ha raccontato alcuni episodi inediti che hanno gettato altre ombre su una vicenda già torbida.

La cosa scandalosa che tutte queste vicende sono state archiviate, senza colpevoli.

Sono seguiti alcuni interventi, molto apprezzato quello di Domenico Lence, rappresentate dell’Arca Lucana per la Legalità. Carlo Gaudiano, medico materano impegnato nel sociale, autore del famoso libro “Consulenze d’Italia Per esempio la Basilicata” che ha scosso i palazzi della politica e di recente chiamato, ingiustamente in causa per la faccenda della distruzione di 500 sacche di sangue placentare custodite nell’Ospedale di Matera (vedi post sul mio blog), anche lui invoca una “magistratura” degna di questo nome. Ottimo ed apprezzato intervento del bravo Oreste Lopomo, giornalista RAI, presidente dell’Ordine ed autore di numerosi ed apprezzati dossier sia sul caso Elisa Claps che di altri casi simili. Il Sindaco di Potenza Santarsiero ha invocato anche lui a gran voce la riapertura del caso Elisa Claps, nel qual caso il Comune si presenterà parte civile.

Le conclusioni di Don Marcello sono una garanzia per tutti coloro che hanno a cuore la Legalità e la Giustizia, l’Associazione Libera, forte anche del successo straordinario dell’Assemblea, sarà il cane da guardia dei Magistrati che saranno impegnati a garantire il rispetto delle leggi senza farsi intimorire, plagiare, guidare dai poteri forti che ancora assediano la Basilicata.

Una gran bella serata, se i lucani vogliono uscire dalle nebbie che da tempo oscurano la democrazia facciano tesoro di questi auspici.

Io mi sono già associato a Libera consiglio anche a voi di farlo, tanto per cominciare aderiamo alla petizione per sostenere l’azione del magistrato calabrese De Magistris, i poteri forti che ha toccato sono all’azione per delegittimarlo. Fermiamoli…….


postato da: astronik alle ore 06:00 | link | commenti
categorie: giustizia, legalità, elisa claps, fidanzatini di policoro
mercoledì, 25 aprile 2007

Acqua: situazione in Basilicata

Il bizzarro, climaticamente parlando, inverno appena concluso  si è rivelato una sciagura per quanto concerne l’accumulo di riserve idriche. Soprattutto nel nord Italia si è in piena emergenza nonostante l’estate sia ancora lontana. Gli scenari che si preconfigurano sono apocalittici. Agricoltura, zootecnia i settori più a rischio. Si parla di problemi anche per la produzione di energia elettrica in quanto non ci sarebbe sufficiente acqua per raffreddare le turbine……

La protezione civile è già al lavoro per fronteggiare quella che già si preannuncia una estate infuocata.

Ma come siamo messi in Basilicata? Ci sono anche da noi timori per la disponibilità del prezioso liquido?. Nonostante un inverno mite, senza nevicate e con scarse precipitazioni, gli invasi lucani si sono riempiti grazie alle precipitazioni di marzo. Siamo la regione con il più alto numero di invasi artificiali, gli accumuli servono a soddisfare la sete delle persone e dei campi lucani e pugliesi. Non ci dovrebbe essere preoccupazione di sorta.

 

INVASO

Milioni di MC

MONTE COTUGNO

342

PERTUSILLO

120

S. GIULIANO

83

CONCA

38

BASENTELLO

24

CAMASTRA

22

GANNANO

2,2

SAETTA

1,7

 

Lo specchietto sopra riportato ci consegna una situazione abbastanza tranquillizzante.

Sull’acqua lucana, poi, vigilano molte persone. Sono ben tre gli Enti che si occupano della gestione delle acque e delle strutture ad essa connesse (dighe, condotte, depuratori ecc.).

Abbiamo l’Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale (AATO) presidente Angelo Nardozza, in pratica un consorzio fra tutti i Comuni e le due Province. In estrema sintesi il compito dell’Ente riguarda “l’organizzazione del Servizio Idrico Integrato, programmato con il Piano d'Ambito dall'Autorità, consiste nel perseguire l'obiettivo di miglioramento del livello di qualità del servizio reso all'utenza, su scala regionale, in base ai principi di solidarietà, sostenibilità, affidabilità, economicità, efficacia, efficienza organizzativa, perequazione, nell'accezione più globale dell'obiettivo di qualità.”

Ovvio che in una regione così ricca d’acqua (ma con pochi abitanti…) un solo Ente non basta.

Abbiamo anche Acqua spa con sede a Matera ma con a capo un potentino di nome e di fatto, Antonio Potenza ex parlamentare UDEUR e segretario regionale dell’UDEUR. Di cosa si occupa, leggiamolo consultando l’artico 3 dello statuto:

La Società, che ha quale soggetto promotore la Regione Basilicata, ha per oggetto:

a) la gestione unitaria della captazione delle acque sia superficiali che sotterranee, del  loro accumulo, trasporto ed adduzione,  anche con il loro trasferimento tra schemi  idrici complessi ed interconnessi e tra bacini  idrografici diversi, nonché del loro trattamento  per l’approvvigionamento primario  degli usi civili, irrigui ed industriali, e della  loro utilizzazione a fini energetici;

b) la gestione, la manutenzione ordinaria e  straordinaria e la valorizzazione delle infrastrutture,  degli impianti e delle opere trasferiti  alla Regione Basilicata ai sensi dell’art. 6  della legge 2 maggio 1976 n. 183, nonché  quelle realizzate con finanziamenti regionali,  nazionali e comunitari, preposti all’approvvigionamento  primario ad uso plurimo  delle acque e ricadenti nel territorio regionale;

c) gli studi, le analisi e le altre attività dirette a  supportare l’organizzazione ed il funzionamento  del servizio idrico per le finalità di cui  all’art. 1 della legge della Regione Basilicata  3 giugno 2002 n. 21, ivi comprese la redazione  di piani, programmi e studi territoriali  e/o di sistema, la valutazione tecnico-economica  e la messa a punto di iniziative di  finanza di progetto e similari per la realizzazione  di programmi di intervento e/o di singoli  investimenti;

d) il monitoraggio dello stato quantitativo e  qualitativo della risorsa idrica, anche ai fini  della determinazione continua del bilancio  idrico e della salvaguardia della sicurezza  dei cittadini in condizioni di crisi e successiva  emergenza idrica;

e) la riscossione della tariffa per il servizio di  approvvigionamento primario dell’acqua  all’ingrosso presso i soggetti utilizzatori, così  come stabilito nell’ambito degli accordi di  programma di cui all’art. 1 co. 2 e 4 della  legge della Regione Basilicata 3 giugno 2002  n. 21;

f) l’espletamento di ulteriori compiti, funzioni  ed attività conferiti dallo Stato, dalle Regioni  e dagli Enti locali, coerenti con le attività di  cui alle lettere precedenti e con le finalità di  cui all’art. 1 della legge Regione Basilicata  del 3 giugno 2002, n. 21.

C’è poi l’Ente che si occupa della distribuzione dell’acqua, l’Acquedotto Lucano, che dal 2003 ha preso in  gestione operativa diretta i servizi di fognatura e depurazione in tutti i 131 Comuni della Basilicata oltre che alla “vendita” vera e propria dell’acqua. Presidente dell’Ente è l’ex consigliere regionale (della Margherita) Egidio Mitidieri.

Con questo po po di struttura, con le dighe colme, i lucani possono stare tranquilli, che poi da noi l’acqua costa un poco di più che in altre parti d’Italia è un particolare insignificante, d’altronde bisogna pur  “mantenerli” quegli Enti che sovrintendono alla gestione dell’acqua. Senza denari non si cantano le messe. Che poi valga il detto “chi maneggia festeggia” è un altro capitolo…..


postato da: astronik alle ore 16:06 | link | commenti
categorie: acqua, , siccità

Luca (Cordero di Montezemolo) c'è posta per te

La "lettera" di Marco Travaglio al Presidente di Confindustria.  Fotografia dell'imprenditoria italiana.
 


                                                      

 

Gentile Luca Cordero di Montezemolo,
lei ha detto che “la ripresa dell’Italia si basa fondamentalmente, se non esclusivamente, sugli imprenditori”, e che bisogna evitare di “disperdere il tesoretto in mille rivoli a scopi elettoralistici”. Poi ha aggiunto che l’aumento di 100 euro di stipendio per i lavoratori è impensabile perché ci metterebbe “fuori dal mercato”. Ora, non trova che fra le due affermazioni ci sia una lieve contraddizione? Se la ripresa è merito delle imprese, le imprese sono composte di lavoratori, non solo di manager. Eppure i manager in Italia guadagnano molto di più dei colleghi del resto d’Europa, i lavoratori molto di meno. E, come diceva l’Avvocato Agnelli: “Se i nostri operai guadagnano poco, le macchine che costruiamo chi se le compra?”.
In Italia un operaio guadagna in media, al lordo, 21 mila euro, contro i 29 mila della Francia, i 32 della Svezia, i 35 del Belgio, i 37 dell’Olanda, i 39,7 della Gran Bretagna, i 41 della Germania, i 42 della Danimarca. Non crede che in un mercato globale si dovrebbero equiparare queste sperequazioni? Tra il 2000 e il 2005, secondo l’Eurispes, in Europa gli stipendi sono aumentati del 20%, in Italia del 13,7. Sbagliano tutti gli altri, o sbagliamo noi? Perché da noi gli stipendi dei lavoratori aumentano ogni anno del 2,7%, mentre quelli dei manager del 17%, otto volte l’inflazione. Le stipendio medio dei primi cento top manager italiani è di 3,4 milioni all’anno: praticamente, 160 volte lo stipendio di un operaio. I manager guadagnano in due giorni quello che un operaio guadagna in un anno.
Lei è molto affezionato al mercato, anche se rappresenta un’azienda, la Fiat, e una corporazione, quella degli industriali, che sono sempre andate avanti a suon di aiuti, sovvenzioni, protezioni, paracadute di Stato. Tant’è che Grillo vi definisce “i veri comunisti”. In ogni caso la Fiat, con le sue mani e con la cassa integrazione, s’è rimessa in sesto grazie a un manager come Marchionne. Che dunque merita tutti i 7 milioni di euro che guadagna all’anno, poco meno di quelli che guadagna lei. Ma, se il mercato ha un senso, chi ottiene risultati dovrebbe guadagnare molto e chi va male dovrebbe guadagnare poco, o farsi da parte. Mi sa spiegare allora perché il manager più pagato d’Italia è Carlo Buora della Telecom, con 18.860 milioni di euro nel 2006 tra stipendio e liquidazione Pirelli, visto come va la Telecom? E Perché Tronchetti Provera guadagna 7.144, addirittura più di Marchionne che ha risanato la Fiat? Perché Cimoli, che ha così ben ridotto l’Alitalia, guadagna 12 mila euro al giorno, lo stipendio annuo di un operaio, mentre il presidente di Air France guadagna un terzo, anche se la compagnia francese è in attivo mentre la nostra perde un milione al giorno? Per andarsene dopo due anni e mezzo disastrosi (il buco Alitalia del 2006 è 380 milioni di euro), invece di lasciar lì qualcosa, Cimoli ha pure preso 5 milioni di euro di liquidazione. Alberto Lina è l’amministratore delegato dell’Impregilo, l’azienda che ha smaltito così bene i rifiuti in Campania: guadagna addirittura più di lei, nell’ultimo anno ha incassato 7,3 milioni, cioè guadagna in un giorno quel che un suo operaio guadagna in un anno. E voi avete la certezza di restare vivi, mentre gli operai ormai muoiono come le mosche, al ritmo di quattro al giorno. Andare a lavorare, in Italia, è più pericoloso che andare in guerra. Ogni anno muoiono sul lavoro 1200 italiani, la metà delle vittime delle Torri gemelle, meno delle vittime che muoiono in tutto il mondo per attentati terroristici. E un milione restano feriti. Forse un aumento di stipendio potrebbe essere anche un’indennità rischio.
La prima regola del mercato è che tutti rischiano qualcosa, e chi sbaglia paga. Voi top manager, invece, non rischiate mai nulla. Quando avete successo, vi aumentate lo stipendio. Quando fallite, ve lo aumentate lo stesso e, se vi cacciano, ci guadagnate lo stesso con le superliquidazioni. E andate a far danni da un’altra parte. E se non garantite la sicurezza o la salute dei vostri dipendenti, non pagate voi, pagano loro con la vita. Per voi c’è l’indulto. Il 29-9-2000 il Parlamento dell’Ulivo varò la legge delega n.300 che impegnava il governo ad allargare la responsabilità penale non solo alle persone fisiche, ma anche a quelle giuridiche, cioè alle aziende, in caso di corruzione, truffa, reati ambientali e infortuni sul lavoro. Poi però il governo Amato esercitò la delega solo per truffe e corruzioni, non per reati ambientali e infortuni sul lavoro, perché Confindustria minacciava le barricate. Ora il governo prodi, con sette anni di ritardo, s’è deciso a ripescare quel progetto. Non potreste chiedere scusa per questi sette anni che ci avete fatto perdere?
Ora lei, dottor Montezemolo, è preoccupato che il tesoretto si disperda in mille rivoli. Giusto. Ma perché non si parla mai del tesorone dell’evasione fiscale, 200 miliardi l’anno? E del tesorone del lavoro nero e sommerso, il 27% del pil, cioè 400 miliardi? E del tesorone delle mafie, 1000 miliardi di euro? La legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi e finora confermata, in barba alle promesse elettorali, dal governo Prodi, consente a ogni impresa di occultare dai bilanci fino al 5% dell’utile prima delle imposte, al 10% delle valutazioni e all’1% del patrimonio netto. Sono le modiche quantità di falso in bilancio consentite, come per la droga, per uso personale. Nessuno sa che cosa ne facciano le imprese, i giudici non possono più mettere becco. Non vi vergognate di una situazione del genere, che vi rende tutti sospettabili? Il “mercato” è anche 25 anni di galera, come in America, per chi trucca i bilanci: non si può prendere solo quel che piace. Perché non avete detto una parola contro la depenalizzazione del falso in bilancio? Perché non chiedete al governo Prodi di abrogarla? Perché Confindustria non fa una grande battaglia per importare la legge americana sui reati finanziari? Vedrà che, recuperando un po’ di evasione, ci sarà di che aumentare lo stipendio al popolo dei 1000 euro al mese, senza toccare il tesoretto. Così magari i vostri operai, oltre a fare le macchine, potranno persino permettersi di comprarsene una. Distinti saluti


postato da: astronik alle ore 06:48 | link | commenti (1)
categorie: economia
martedì, 17 aprile 2007

Esaminiamo qualche numero. Tutti rigorosamente certificati perché provengono all’ISTAT.


                       “Bilanci demografici 2003 -2006”. Dati riferiti al 2006

Crescita naturale (per 1000 abitanti)

Basilicata – 1,4 Italia -0,2.

Saldo migratorio

Basilicata – 2,8 Italia -5,2.

Crescita totale

Basilicata – 4,6 Italia +4,0.

“Tassi generici di natalità e nuzialità 2003 – 2006”. Dati riferiti al 2006

Natalità

Basilicata 8,3 Italia 9.5

Nuzialità

Basilicata 4,3 Italia 4,3

Numeri impietosi e, permettetemi, inquietanti per quel che riguarda il futuro della Basilicata. La crescita naturale è sette volte minore del resto d’Italia, il saldo migratorio clamorosamente sfavorevole, la Basilicata è la regione in cui si emigra di più in Italia. Anche per quanto concerne la crescita totale la Basilicata è al primo posto in Italia, in senso negativo naturalmente. Il tasso di natalità e dei matrimoni vanno letti con attenzione, in Basilicata ci si sposa come nel resto d’Italia solo che le coppie dei lucani fanno meno figli della media nazionale, un motivo ci sarà……..A queste cifre andrebbero affiancate quelle della “mortalità” delle Imprese, il dato non riesco a recuperarlo ma anche in questo caso le imprese che scompaiono sono molte di più di quelle che nascono.Si ha notizia che la Banca d’Italia vuol smantellare la sede di Matera, che il Comando Regionale dei Vigili del Fuoco lo vogliono accorpare ad una regione limitrofa, lo storico Battaglione Lucania di Potenza, l’unico presidio dell’Esercito Italiano in regione, verrà smantellato. Già da tempo Enti pubblici e società erogatrici di servizi hanno drasticamente ridotto la presenza in Basilicata. Non va meglio nel settore industriale con un aumento di personale in cassa integrazione o in mobilità. Il settore primario, l’agricoltura, è in perenne crisi pur potendo contare sempre di aiuti di ogni genere. Questo lo scenario che fotografa la Basilicata attuale, una regione che sta lentamente ma inesorabilmente morendo. Sempre meno abitanti, per lo più anziani, le forze vive, i giovani costretti ad emigrare. La classe politica che continua ad autorefenziarsi ignorando il disastro che essi stessi hanno combinato. Oggi sulla stampa si parla dell’elezione della nuova Commissione dei Lucani all’estero nel capoluogo di regione sono convenuti i delegati “dellaltra Lucania”, così viene denominato il popolo degli emigranti, che, ci informano, sono molti di più di quelli in Lucania. La Regione Basilicata, fra i tanti Enti (inutili!) sub regionali, ha creato anche quello che si occupa dei nostri ex corregionali, visto come vanno le cose sarebbe opportuno che i lucani all’estero si attrezzino per creare una Commissione dei Lucani in Lucania…..


postato da: astronik alle ore 06:12 | link | commenti
categorie: emigrazione
martedì, 10 aprile 2007

La Lucania dei misteri

Riprendiamo da un altro mistero tutto lucano. Guarda caso reso pubblico dal Corriere della Sera. Mi sembra singolare che a scoperchiare le nostre pentole debba intervenire il più prestigioso quotidiano italiano. Mah…. Andiamo avanti. Sabato 7 aprile sul Quotidiano della Basilicata è apparsa una lettera che riporto integralmente in calce a questo post.


Una mamma che ha sofferto per una vicenda legata alla morte della figlioletta pone degli inquietantissimi interrogativi. Il testo è molto lungo ma vi invito a leggerlo con attenzione.


Strani intrecci, il mondo della sanità lucana, personaggi scomodi come il dr Carlo Gaudiano (colui che ha scritto il famoso ed introvabile libro “Consulenze d’Italia – Per esempio la Basilicata) che ha messo a nudo tante anomalie nell’amministrazione della nostra regione. Le stesse vicende giudiziarie che sono oggi sulle prime pagine dei giornali, meglio note come “toghe lucane” o “togopoli” si intrecciano con la denuncia della signora Rosa Viola. Anch’io, da lucano, voglio avere qualche risposta ai suoi tanti ed angoscianti interrogativi…. Chiediamo troppo?


 


______________________________


 


Da “Il quotidiano della Basilicata” del 7 aprile 2007


La lettera della presidente dell'associazione donatori midollo osseo e cellule staminali. Cordoni: 500 punti di domanda - Sangue placentare «dismesso»: le richieste dei genitori


Lo scorso 3 aprile, sul quotidiano "Il Corriere della Sera" è stato pubblicato un articolo in cui si denunciava una vicenda assai delicata: cinquecento unità di sangue placentare (materiale estratto dal cordone ombelicale al momento del parto) sarebbero scomparse dall'ospedale "Madonna delle Grazie" di Matera.


Con molta probabilità, il sangue - da cui si ricavano le cellule staminali necessarie per curare alcune gravi malattie - è stato buttato. Secondo il certificato firmato dal responsabile dell'unità di Medicina legale dell'ospedale materano, Aldo Di Fazio, «il materiale è stato dismesso a causa di avarie dei congelatori». Sulla vicenda sta indagando la Procura di Catanzaro. Nel frattempo, in una intervista al Tg 3 lucano, il direttore generale dell'Asl 4 di Matera, Domenico Maroscia, ha replicato all'articolo apparso sul Corriere della sera. Ma sulla vicenda non sembrano essersi spenti i riflettori. Riceviamo e pubblichiamo, di seguito, la lunga e dettagliata lettera della presidente di "Domos" (Associazione donatori di midollo osseo e cellule staminali), Rosa Viola, madre di Francesca Lombardi, a cui l'associazione è intitolata. Francesca si ammalò di leucemia qualche mese prima del suo sesto compleanno. «Il trapianto di midollo osseo - si legge nel sito dell'associazione - era la sua unica possibilità di vivere, ma occorreva un donatore compatibile e i suoi due fratelli di dodici e dieci anni non lo erano. Decidemmo di dare alla luce la nostra quarta figlia, Chiara, affinché potesse aiutare la sorellina a guarire, ma neppure Chiara era compatibile con Francesca. Nonostante ciò Francesca fu fortunata, perché incontrò lungo il suo cammino un angelo, un donatore che senza conoscerla, senza avere con lei alcun legame affettivo, decise di donarle un po' del suo midollo osseo per ridarle quella vita minacciata dalla malattia e dalla morte. Francesca non sopravvisse al trapianto, per tutta una serie di complicanze, ma il dono che noi e lei ricevemmo fu grande: la speranza che potesse continuare a vivere. E' questa stessa speranza che noi con la nostra associazione, vogliamo regalare a tutti gli ammalati che, come Francesca, hanno bisogno di un trapianto di midollo osseo, ma non hanno un donatore compatibile». Una storia che vale la pena di essere raccontata, una voce che deve essere ascoltata. Di qui la decisione di pubblicare integralmente la lettera. Scusate se disturbo le opinioni per raccontare i fatti. Ma è doveroso farlo, per amore della verità.Il Tg 3 Basilicata del 4 aprile scorso (edizione delle ore 14) ha trasmesso un servizio a firma del giornalista Stolfi nel quale il direttore generale dell'Asl 4 di Matera, Maroscia, replicava a un articolo apparso sul Corriere della Sera del 2 aprile dal titolo: "Mamme donano il cordone e a Matera ne buttano via 500". Io sono una delle mamme che ha donato il cordone della propria figlia Chiara nel


lontano 1997.


Nella sua replica il direttore generale dell'Asl 4, Maroscia, smentendo il contenuto dell'articolo del Corriere, a firma di Carlo Vulpio, ha affermato che: «la banca di cellule cordonali era clandestina e non autorizzata»; una commissione tecnica dell'Asl 4 e della Regione Basilicata ne aveva rilevato «disfunzioni e irregolarità nella gestione e nella conservazione delle cellule» segnalandole anche, nel novembre 2006, alla Procura della Repubblica di Catanzaro.


I Fatti


Il Piano sanitario regionale 1996/1998, pubblicato sul Bur del 5/2/1997, istituiva la Banca di cellule da cordone ombelicale, autorizzandone la raccolta e la conservazione «da realizzare tra il Centro regionale di riferimento per i trapianti d'organoŠe la divisione di Ematologia dell'Azienda ospedaliera S. Carlo di Potenza e il Centro per la lotta alla microcitemia e alle emopatie di Matera».


In data 26 maggio 1999 (prot. 7460/02C) il dipartimento Sicurezza sociale della Regione Basilicata autorizzava, su richiesta presentata dal Centro regionale di riferimento trapianti di Matera, l'Avis di Basilicata a trasportare i cordoni ombelicali prelevati presso il S. Carlo di Potenza alla Banca delle cellule staminali di Matera. L'autorizzazione reca la firma del dottor Montagano, direttore del dipartimento, e dell'allora assessore alla sanità, Filippo Bubbico.


Questi due fatti, da soli, smentiscono le opinioni di Maroscia, comprovando che la Banca dei cordoni ombelicali era autorizzata e non clandestina. D'altro canto, la sua stessa Asl aveva richiesto, per il tramite del Centro di riferimento regionale per i trapianti d'organo, diretto da Vito Nicola Gaudiano, ora direttore sanitario dell'Asl 4, l'autorizzazione al trasporto dei cordoni ombelicali,  autorizzazione regolarmente concessa dall'assessorato alla Sanità della Regione Basilicata.


In virtù di queste autorizzazioni concesse dalla Regione Basilicata, l'associazione donatori di midollo osseo attivava in tutta la Regione, un'intensa campagna di sensibilizzazione delle donne lucane nei confronti della donazione del cordone ombelicale, con risultati incoraggianti. Furono raccolti all'incirca 500 cordoni, conservati in 4 contenitori, acquistati anche con il supporto dell'Associazione donatori di midollo osseo. Nel 2004 la Banca di sangue cordonale è stata trasferita dal Centro di Microcitemia dove era allocata, sotto la diretta responsabilità del dott. Carlo Gaudiano, al Centro Trasfusionale dello stesso Ospedale "Madonna delle Grazie" di Matera.


Da allora se ne sono perse le tracce! L'anno scorso vengo a conoscenza, in maniera del tutto casuale, che le cellule cordonali sono state distrutte. Allarmata dalla gravità del gesto scrivo, in data 30 agosto 2006, al direttore generale dell'Asl 4, Maroscia, e, per conoscenza, alla Regione Basilicata, per avere informazioni ufficiali sullo stato delle cose. Non ricevo alcuna risposta!


Circa quattro mesi dopo, in prossimità delle festività natalizie, vengo contattata da una giornalista de "Il Sole 24 ore", Rita Fatiguso, la quale sta conducendo, per il suo giornale, un'inchiesta sulle Banche italiane di cellule cordonali. Mi informa che, per avere notizie sulla Banca materana, ha contattato i vertici dell'Azienda sanitaria, ricevendo risposte vaghe e imprecise, come quelle che ricevo io, in data 5 gennaio 2007, guarda caso, solo dopo che un giornale a tiratura nazionale ha cominciato a interessarsi del problema. La missiva, a firma di Aldo di Fazio, responsabile dell'Unità di medicina legale e di gestione del rischio, mi comunica che è in corso una istruttoria sia interna che esterna all'azienda per soddisfare la mia richiesta di informazioni (datata 30 agosto!!!).


Sento ora da Maroscia, per il tramite del Tg 3 Basilicata, che era stata attivata una commissione tecnica dell'Asl 4 e della Regione Basilicata che aveva rilevato «disfunzioni e irregolarità nella gestione e nella conservazione delle cellule» segnalate anche nel novembre 2006 alla Procura della Repubblica di Catanzaro.


Quindi io potevo ricevere una risposta ufficiale dal direttore generale dell'Asl 4 già nel novembre 2006! Ma a tutt'oggi, io sto ancora aspettando l'esito della "complessa istruttoria" e non ho ricevuto alcuna risposta. Il 3 marzo 2007 il Sole 24 ore pubblica l'articolo della Fatiguso dal titolo:"Inattiva la banca delle staminali: a Matera l'ospedale indaga". Nel frattempo entro in contatto con Maria Michela La Marra di Matera. Anche lei, come me, ha donato il cordone ombelicale e chiede chiarimenti. Li riceve, in data 16 febbraio scorso, a firma dello stesso Di Fazio, il quale la informa che i 4 contenitori, nei quali erano conservate le cellule cordonali di circa 500 donatrici, sono stati dimessi a causa di «avarie meccaniche». La signora La Marra chiede, per il tramite del Tribunale per i diritti del malato, di prendere visione della documentazione relativa a tale dismissione, ma non ottiene risposta.Io stessa, venuta ufficialmente a conoscenza, tramite la signora La Marra, della dismissione della Banca, inoltro, in data 16 marzo scorso, formale richiesta di accesso agli atti ai sensi degli artt. 22 e ss. della legge 241/1990 e successive modificazioni. Non ricevo risposta!  Mi domando: com'è possibile che si verifichi un'avaria meccanica contemporaneamente in 4 contenitori diversi? Che tipo di avaria meccanica può capitare a un contenitore di azoto liquido? Chi ha certificato questa avaria e quando? A chi era stata affidata la responsabilità della Banca di cellule cordonali e della loro corretta conservazione, dal momento in cui erano sono state trasferite dal Centro di microcitemia al Centro trasfusionale?


Era stato individuato personale competente alla gestione della Banca? Come mai la Regione Basilicata e l'Associazione dei donatori di midollo osseo,che avevano finanziato la Banca, non sono mai stati informati di tale avaria? Chi ha autorizzato la dimissione dei contenitori? Con quale atto formale? Come sono stati smaltite 500 sacche di sangue cordonale, trattandosi di rifiuti speciali?


Il direttore generale dell'Asl 4 di Matera, Maroscia, ha il dovere di rispondere a queste domande pubblicamente e di informarsi con puntualità sui fatti per evitare di comunicare opinioni e dare un'immagine negativa della sanità lucana.


E' doveroso precisare anche che fino al 2004, anno del trasferimento delle cellule cordonali dal centro di Microcitemia, diretto da Carlo Gaudiano, al centro trasfusionale, le sacche di sangue cordonale erano state ben conservate, tant'è che Franco Locatelli, uno dei maggiori trapiantologi italiani, aveva utilizzato più volte, nel Centro trapianti di Pavia, sangue cordonale proveniente dalla Banca di Matera, della quale, come afferma nell'intervista rilasciata a "Il Sole 24 Ore", conserva «un ottimo ricordo». Questo smentisce ancora una volta le affermazioni di Maroscia circa le disfunzioni e «l'irregolarità nella gestione e nella conservazione delle cellule».


Non solo, ma esiste documentazione dei controlli effettuati periodicamente da Carlo Gaudiano, responsabile della gestione della Banca fino al 2004, che comprova che i cordoni rispondevano a tutti gli standard di sicurezza e di conservazione. Maroscia, che sostiene il contrario, è tenuto a dare documentazione delle sue affermazioni, altrimenti le sue sono ancora una volta opinioni, non comprovate,anzi, smentite dai fatti. Inoltre mi chiedo come mai nella risposta alla signora La Marra si dice che le cellule cordonali sono state dimesse a causa di «avarie meccaniche» dei contenitori che non garantivano sicurezza per i campioni conservati, mentre Maroscia, nel servizio del Tg 3 del 4 aprile scorso, afferma che le cellule cordonali sono state buttate perché «la banca non era autorizzata e perché erano state ravvisate disfunzioni e irregolarità nella gestione e nella conservazione delle cellule»? Va dato merito a Maroscia di essersi finalmente (!) accorto, a distanza di oltre 10 anni dall'istituzione della Banca e dopo averne sostenuto in tutti questi anni le spese di gestione, che le cellule cordonali erano mal conservate e che la Banca non era autorizzata, nonostante alcune sacche di sangue cordonale fossero state utilizzate dal Centro trapianti di Pavia per trapiantare bambini gravemente ammalati, ai quali, guarda caso, quelle sacche hanno permesso di guarire! Non so se i genitori di quei bambini siano stati opportunamente informati da Maroscia dei gravi rischi derivanti dall'utilizzazione di quelle cellule! L'Asl 4 e la Regione Basilicata potrebbero addirittura essere denunciati da questi genitori per omicidio colposo. Concludendo:?io non ho ricevuto alcuna risposta alle mie richieste di informazioni; alla signora La Marra è stato risposto che si erano verificate «avarie meccaniche» nei contenitori; al Tg 3 Maroscia sostiene che la banca non era autorizzata! Le 500 donne che hanno donato il cordone hanno il diritto di conoscere la verità su questa faccenda, che offende la loro dignità e sensibilità! E' inaudito che le Istituzioni preposte, l'Azienda sanitaria 4 di Matera e l'assessorato alla Sicurezza sociale della Regione Basilicata, puntualmente informati della questione, non sentano il dovere di fornire spiegazioni per fatti così gravi, di cui vanno accertate le responsabilità, perché quelle sacche finite nella spazzatura, per incompetenza o per superficialità o forse per determinazione di chissà chi, potevano salvare la vita di bambini che, come la mia piccola Francesca, si ritrovano a combattere contro terribili malattie. E' estremamente doloroso dover constatare che ci sono persone insensibili che non tengono in alcun conto queste piccole vite spezzate. Eppure potrebbero essere quelle dei loro figli!


Rosa Viola presidente di DOMOS Basilicata


postato da: astronik alle ore 05:53 | link | commenti
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