Il tema dell’assemblea mi incuriosiva ed affascinava. Da qualche giorno mi arrivavano mail da più parti con l’invito a parteciparci. Sono andato al Museo Provinciale dieci minuti prima che l’incontro cominciasse, c’era già molta gente. L’assemblea di cui voglio parlare è stata organizzata dal coordinamento lucano di Libera. In Basilicata l’animatore dell’associazione fondata da don Ciotti è Don Marcello Cozzi, presidente del Cestrim, un’associazione di volontariato che da anni lotta per l’affermazione della legalità, per combattere il disagio, per stare vicino ai più deboli. Don Marcello è notissimo per le sue battaglie contro l’usura e la criminalità organizzata. Si sarebbe parlato dei misteri di cui la stampa nazionale se ne occupa con insistenza…….
All’assemblea erano presenti i famigliari delle vittime di inquietanti casi giudiziari tornati prepotentemente agli onori della cronaca grazie anche all’interessamento dei media nazionali.
C’erano le mamme dei “fidanzatini di Policoro” assassinati e non morti “accidentalmente” come vogliono far credere, c’era la figlia di Vincenzo De Mare, l’autotrasportatore di Policoro ucciso, forse perché si è rifiutato di trasportare rifiuti pericolosi, c’era la vedova di Giovanni de Blasiis, un galantuomo prestato alla politica, oggetto di una ingiusta detenzione per la leggerezza di un magistrato che non ha fatto bene il suo mestiere ed ha indotto il mite Giovanni al suicidio, c’era Gildo Claps, fratello di Elisa scomparsa misteriosamente nel 2003 con una vicenda giudiziaria che definire assurda è troppo poco.
Le storie di quelle persone, di quelle famiglie così duramente colpite, sono la storia recente del modo di amministrare
Tutti in sala, stracolma, mai vista tanta gente ad un’assemblea, hanno capito quel che voleva dire. Quando ha cominciato a parlare la signora Olimpia, la mamma di Luca Orioli, la commozione in sala la si percepiva in maniera impressionante. Occhi lucidi, fazzoletti che asciugavano lacrime, la voce rotta dalla commozione di una madre che cerca disperatamente di conoscere una verità assai diversa di quella che hanno preconfezionato. Un lunghissimo interminabile applauso ha sottolineato un particolare passaggio del suo accorato appello. Anche la mamma di Marirosa ha chiesto che si faccia piena luce sulle reali cause della morte di sua figlia, ha accusato la stampa, certa stampa, per aver accostato, ed infangato, il nome della giovane a vicende, storiacce di sesso, slegate nel tempo.
Non meno commovente l’intervento della figlia di Vincenzo De Mare che sostituisce la mamma, da poco scomparsa, nella battaglia per conoscere la verità sulla morte del papà. Anche lei racconta inquietanti storie di mala giustizia. Molto toccante l’intervento della vedova di Giovanni De Blasiis, ha ripercorso la penosa vicenda del marito, vittima innocente di una Giustizia sconclusionata, 21 giorni di carcere che sono stati risarciti dallo Stato, ma i soldi non hanno sanato la ferita che aveva nel cuore. L’ex consigliere comunale di Potenza si è distinto in una lunga serie di documentate denunce sul malaffare che alberga nella città capoluogo di regione, i comitati d’affari, le logge massoniche, storie da far tremare i polsi…… Ma non ha resistito all’onta del carcere e si è tolto la vita. Forse. Anche su questo caso tutte le ombre non sono state dipanate. Potrebbe trattarsi di omicidio.
Per ultimo ha parlato Gildo Claps che ha ripercorso la sconcertante vicenda dell’allora sedicenne ragazza potentina scomparsa nel nulla. Tutto quel che c’è dietro lo sappiamo tutti: indagini approssimative, clamorosi depistagli, strani comportamenti di inquirenti e magistrati. Tante verità tutte clamorosamente inventate. Gildo ha raccontato alcuni episodi inediti che hanno gettato altre ombre su una vicenda già torbida.
La cosa scandalosa che tutte queste vicende sono state archiviate, senza colpevoli.
Sono seguiti alcuni interventi, molto apprezzato quello di Domenico Lence, rappresentate dell’Arca Lucana per
Le conclusioni di Don Marcello sono una garanzia per tutti coloro che hanno a cuore
Una gran bella serata, se i lucani vogliono uscire dalle nebbie che da tempo oscurano la democrazia facciano tesoro di questi auspici.
Io mi sono già associato a Libera consiglio anche a voi di farlo, tanto per cominciare aderiamo alla petizione per sostenere l’azione del magistrato calabrese De Magistris, i poteri forti che ha toccato sono all’azione per delegittimarlo. Fermiamoli…….
Il bizzarro, climaticamente parlando, inverno appena concluso si è rivelato una sciagura per quanto concerne l’accumulo di riserve idriche. Soprattutto nel nord Italia si è in piena emergenza nonostante l’estate sia ancora lontana. Gli scenari che si preconfigurano sono apocalittici. Agricoltura, zootecnia i settori più a rischio. Si parla di problemi anche per la produzione di energia elettrica in quanto non ci sarebbe sufficiente acqua per raffreddare le turbine……
La protezione civile è già al lavoro per fronteggiare quella che già si preannuncia una estate infuocata.
Ma come siamo messi in Basilicata? Ci sono anche da noi timori per la disponibilità del prezioso liquido?. Nonostante un inverno mite, senza nevicate e con scarse precipitazioni, gli invasi lucani si sono riempiti grazie alle precipitazioni di marzo. Siamo la regione con il più alto numero di invasi artificiali, gli accumuli servono a soddisfare la sete delle persone e dei campi lucani e pugliesi. Non ci dovrebbe essere preoccupazione di sorta.
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INVASO |
Milioni di MC |
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MONTE COTUGNO |
342 |
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PERTUSILLO |
120 |
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S. GIULIANO |
83 |
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CONCA |
38 |
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BASENTELLO |
24 |
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CAMASTRA |
22 |
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GANNANO |
2,2 |
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SAETTA |
1,7 |
Lo specchietto sopra riportato ci consegna una situazione abbastanza tranquillizzante.
Sull’acqua lucana, poi, vigilano molte persone. Sono ben tre gli Enti che si occupano della gestione delle acque e delle strutture ad essa connesse (dighe, condotte, depuratori ecc.).
Abbiamo l’Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale (AATO) presidente Angelo Nardozza, in pratica un consorzio fra tutti i Comuni e le due Province. In estrema sintesi il compito dell’Ente riguarda “l’organizzazione del Servizio Idrico Integrato, programmato con il Piano d'Ambito dall'Autorità, consiste nel perseguire l'obiettivo di miglioramento del livello di qualità del servizio reso all'utenza, su scala regionale, in base ai principi di solidarietà, sostenibilità, affidabilità, economicità, efficacia, efficienza organizzativa, perequazione, nell'accezione più globale dell'obiettivo di qualità.”
Ovvio che in una regione così ricca d’acqua (ma con pochi abitanti…) un solo Ente non basta.
Abbiamo anche Acqua spa con sede a Matera ma con a capo un potentino di nome e di fatto, Antonio Potenza ex parlamentare UDEUR e segretario regionale dell’UDEUR. Di cosa si occupa, leggiamolo consultando l’artico 3 dello statuto:
a) la gestione unitaria della captazione delle acque sia superficiali che sotterranee, del loro accumulo, trasporto ed adduzione, anche con il loro trasferimento tra schemi idrici complessi ed interconnessi e tra bacini idrografici diversi, nonché del loro trattamento per l’approvvigionamento primario degli usi civili, irrigui ed industriali, e della loro utilizzazione a fini energetici;
b) la gestione, la manutenzione ordinaria e straordinaria e la valorizzazione delle infrastrutture, degli impianti e delle opere trasferiti alla Regione Basilicata ai sensi dell’art. 6 della legge 2 maggio 1976 n. 183, nonché quelle realizzate con finanziamenti regionali, nazionali e comunitari, preposti all’approvvigionamento primario ad uso plurimo delle acque e ricadenti nel territorio regionale;
c) gli studi, le analisi e le altre attività dirette a supportare l’organizzazione ed il funzionamento del servizio idrico per le finalità di cui all’art. 1 della legge della Regione Basilicata 3 giugno 2002 n. 21, ivi comprese la redazione di piani, programmi e studi territoriali e/o di sistema, la valutazione tecnico-economica e la messa a punto di iniziative di finanza di progetto e similari per la realizzazione di programmi di intervento e/o di singoli investimenti;
d) il monitoraggio dello stato quantitativo e qualitativo della risorsa idrica, anche ai fini della determinazione continua del bilancio idrico e della salvaguardia della sicurezza dei cittadini in condizioni di crisi e successiva emergenza idrica;
e) la riscossione della tariffa per il servizio di approvvigionamento primario dell’acqua all’ingrosso presso i soggetti utilizzatori, così come stabilito nell’ambito degli accordi di programma di cui all’art. 1 co. 2 e 4 della legge della Regione Basilicata 3 giugno 2002 n. 21;
f) l’espletamento di ulteriori compiti, funzioni ed attività conferiti dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti locali, coerenti con le attività di cui alle lettere precedenti e con le finalità di cui all’art. 1 della legge Regione Basilicata del 3 giugno 2002, n. 21.
C’è poi l’Ente che si occupa della distribuzione dell’acqua, l’Acquedotto Lucano, che dal
Con questo po po di struttura, con le dighe colme, i lucani possono stare tranquilli, che poi da noi l’acqua costa un poco di più che in altre parti d’Italia è un particolare insignificante, d’altronde bisogna pur “mantenerli” quegli Enti che sovrintendono alla gestione dell’acqua. Senza denari non si cantano le messe. Che poi valga il detto “chi maneggia festeggia” è un altro capitolo…..
La "lettera" di Marco Travaglio al Presidente di Confindustria. Fotografia dell'imprenditoria italiana.
Gentile Luca Cordero di Montezemolo,
lei ha detto che “la ripresa dell’Italia si basa fondamentalmente, se non esclusivamente, sugli imprenditori”, e che bisogna evitare di “disperdere il tesoretto in mille rivoli a scopi elettoralistici”. Poi ha aggiunto che l’aumento di 100 euro di stipendio per i lavoratori è impensabile perché ci metterebbe “fuori dal mercato”. Ora, non trova che fra le due affermazioni ci sia una lieve contraddizione? Se la ripresa è merito delle imprese, le imprese sono composte di lavoratori, non solo di manager. Eppure i manager in Italia guadagnano molto di più dei colleghi del resto d’Europa, i lavoratori molto di meno. E, come diceva l’Avvocato Agnelli: “Se i nostri operai guadagnano poco, le macchine che costruiamo chi se le compra?”.
In Italia un operaio guadagna in media, al lordo, 21 mila euro, contro i 29 mila della Francia, i 32 della Svezia, i 35 del Belgio, i 37 dell’Olanda, i 39,7 della Gran Bretagna, i 41 della Germania, i 42 della Danimarca. Non crede che in un mercato globale si dovrebbero equiparare queste sperequazioni? Tra il 2000 e il 2005, secondo l’Eurispes, in Europa gli stipendi sono aumentati del 20%, in Italia del 13,7. Sbagliano tutti gli altri, o sbagliamo noi? Perché da noi gli stipendi dei lavoratori aumentano ogni anno del 2,7%, mentre quelli dei manager del 17%, otto volte l’inflazione. Le stipendio medio dei primi cento top manager italiani è di 3,4 milioni all’anno: praticamente, 160 volte lo stipendio di un operaio. I manager guadagnano in due giorni quello che un operaio guadagna in un anno.
Lei è molto affezionato al mercato, anche se rappresenta un’azienda, la Fiat, e una corporazione, quella degli industriali, che sono sempre andate avanti a suon di aiuti, sovvenzioni, protezioni, paracadute di Stato. Tant’è che Grillo vi definisce “i veri comunisti”. In ogni caso la Fiat, con le sue mani e con la cassa integrazione, s’è rimessa in sesto grazie a un manager come Marchionne. Che dunque merita tutti i 7 milioni di euro che guadagna all’anno, poco meno di quelli che guadagna lei. Ma, se il mercato ha un senso, chi ottiene risultati dovrebbe guadagnare molto e chi va male dovrebbe guadagnare poco, o farsi da parte. Mi sa spiegare allora perché il manager più pagato d’Italia è Carlo Buora della Telecom, con 18.860 milioni di euro nel 2006 tra stipendio e liquidazione Pirelli, visto come va la Telecom? E Perché Tronchetti Provera guadagna 7.144, addirittura più di Marchionne che ha risanato la Fiat? Perché Cimoli, che ha così ben ridotto l’Alitalia, guadagna 12 mila euro al giorno, lo stipendio annuo di un operaio, mentre il presidente di Air France guadagna un terzo, anche se la compagnia francese è in attivo mentre la nostra perde un milione al giorno? Per andarsene dopo due anni e mezzo disastrosi (il buco Alitalia del 2006 è 380 milioni di euro), invece di lasciar lì qualcosa, Cimoli ha pure preso 5 milioni di euro di liquidazione. Alberto Lina è l’amministratore delegato dell’Impregilo, l’azienda che ha smaltito così bene i rifiuti in Campania: guadagna addirittura più di lei, nell’ultimo anno ha incassato 7,3 milioni, cioè guadagna in un giorno quel che un suo operaio guadagna in un anno. E voi avete la certezza di restare vivi, mentre gli operai ormai muoiono come le mosche, al ritmo di quattro al giorno. Andare a lavorare, in Italia, è più pericoloso che andare in guerra. Ogni anno muoiono sul lavoro 1200 italiani, la metà delle vittime delle Torri gemelle, meno delle vittime che muoiono in tutto il mondo per attentati terroristici. E un milione restano feriti. Forse un aumento di stipendio potrebbe essere anche un’indennità rischio.
La prima regola del mercato è che tutti rischiano qualcosa, e chi sbaglia paga. Voi top manager, invece, non rischiate mai nulla. Quando avete successo, vi aumentate lo stipendio. Quando fallite, ve lo aumentate lo stesso e, se vi cacciano, ci guadagnate lo stesso con le superliquidazioni. E andate a far danni da un’altra parte. E se non garantite la sicurezza o la salute dei vostri dipendenti, non pagate voi, pagano loro con la vita. Per voi c’è l’indulto. Il 29-9-2000 il Parlamento dell’Ulivo varò la legge delega n.300 che impegnava il governo ad allargare la responsabilità penale non solo alle persone fisiche, ma anche a quelle giuridiche, cioè alle aziende, in caso di corruzione, truffa, reati ambientali e infortuni sul lavoro. Poi però il governo Amato esercitò la delega solo per truffe e corruzioni, non per reati ambientali e infortuni sul lavoro, perché Confindustria minacciava le barricate. Ora il governo prodi, con sette anni di ritardo, s’è deciso a ripescare quel progetto. Non potreste chiedere scusa per questi sette anni che ci avete fatto perdere?
Ora lei, dottor Montezemolo, è preoccupato che il tesoretto si disperda in mille rivoli. Giusto. Ma perché non si parla mai del tesorone dell’evasione fiscale, 200 miliardi l’anno? E del tesorone del lavoro nero e sommerso, il 27% del pil, cioè 400 miliardi? E del tesorone delle mafie, 1000 miliardi di euro? La legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi e finora confermata, in barba alle promesse elettorali, dal governo Prodi, consente a ogni impresa di occultare dai bilanci fino al 5% dell’utile prima delle imposte, al 10% delle valutazioni e all’1% del patrimonio netto. Sono le modiche quantità di falso in bilancio consentite, come per la droga, per uso personale. Nessuno sa che cosa ne facciano le imprese, i giudici non possono più mettere becco. Non vi vergognate di una situazione del genere, che vi rende tutti sospettabili? Il “mercato” è anche 25 anni di galera, come in America, per chi trucca i bilanci: non si può prendere solo quel che piace. Perché non avete detto una parola contro la depenalizzazione del falso in bilancio? Perché non chiedete al governo Prodi di abrogarla? Perché Confindustria non fa una grande battaglia per importare la legge americana sui reati finanziari? Vedrà che, recuperando un po’ di evasione, ci sarà di che aumentare lo stipendio al popolo dei 1000 euro al mese, senza toccare il tesoretto. Così magari i vostri operai, oltre a fare le macchine, potranno persino permettersi di comprarsene una. Distinti saluti
“Bilanci demografici 2003 -2006”. Dati riferiti al 2006
Crescita naturale (per 1000 abitanti)
Basilicata – 1,4 Italia -0,2.
Saldo migratorio
Basilicata – 2,8 Italia -5,2.
Crescita totale
Basilicata – 4,6 Italia +4,0.
“Tassi generici di natalità e nuzialità 2003 – 2006”. Dati riferiti al 2006
Natalità
Basilicata 8,3 Italia 9.5
Nuzialità
Basilicata 4,3 Italia 4,3
Numeri impietosi e, permettetemi, inquietanti per quel che riguarda il futuro della Basilicata. La crescita naturale è sette volte minore del resto d’Italia, il saldo migratorio clamorosamente sfavorevole, la Basilicata è la regione in cui si emigra di più in Italia. Anche per quanto concerne la crescita totale la Basilicata è al primo posto in Italia, in senso negativo naturalmente. Il tasso di natalità e dei matrimoni vanno letti con attenzione, in Basilicata ci si sposa come nel resto d’Italia solo che le coppie dei lucani fanno meno figli della media nazionale, un motivo ci sarà……..A queste cifre andrebbero affiancate quelle della “mortalità” delle Imprese, il dato non riesco a recuperarlo ma anche in questo caso le imprese che scompaiono sono molte di più di quelle che nascono.Si ha notizia che la Banca d’Italia vuol smantellare la sede di Matera, che il Comando Regionale dei Vigili del Fuoco lo vogliono accorpare ad una regione limitrofa, lo storico Battaglione Lucania di Potenza, l’unico presidio dell’Esercito Italiano in regione, verrà smantellato. Già da tempo Enti pubblici e società erogatrici di servizi hanno drasticamente ridotto la presenza in Basilicata. Non va meglio nel settore industriale con un aumento di personale in cassa integrazione o in mobilità. Il settore primario, l’agricoltura, è in perenne crisi pur potendo contare sempre di aiuti di ogni genere. Questo lo scenario che fotografa la Basilicata attuale, una regione che sta lentamente ma inesorabilmente morendo. Sempre meno abitanti, per lo più anziani, le forze vive, i giovani costretti ad emigrare. La classe politica che continua ad autorefenziarsi ignorando il disastro che essi stessi hanno combinato. Oggi sulla stampa si parla dell’elezione della nuova Commissione dei Lucani all’estero nel capoluogo di regione sono convenuti i delegati “dell’altra Lucania”, così viene denominato il popolo degli emigranti, che, ci informano, sono molti di più di quelli in Lucania. La Regione Basilicata, fra i tanti Enti (inutili!) sub regionali, ha creato anche quello che si occupa dei nostri ex corregionali, visto come vanno le cose sarebbe opportuno che i lucani all’estero si attrezzino per creare una Commissione dei Lucani in Lucania…..
Riprendiamo da un altro mistero tutto lucano. Guarda caso reso pubblico dal Corriere della Sera. Mi sembra singolare che a scoperchiare le nostre pentole debba intervenire il più prestigioso quotidiano italiano. Mah…. Andiamo avanti. Sabato 7 aprile sul Quotidiano della Basilicata è apparsa una lettera che riporto integralmente in calce a questo post.
Una mamma che ha sofferto per una vicenda legata alla morte della figlioletta pone degli inquietantissimi interrogativi. Il testo è molto lungo ma vi invito a leggerlo con attenzione.
Strani intrecci, il mondo della sanità lucana, personaggi scomodi come il dr Carlo Gaudiano (colui che ha scritto il famoso ed introvabile libro “Consulenze d’Italia – Per esempio la Basilicata) che ha messo a nudo tante anomalie nell’amministrazione della nostra regione. Le stesse vicende giudiziarie che sono oggi sulle prime pagine dei giornali, meglio note come “toghe lucane” o “togopoli” si intrecciano con la denuncia della signora Rosa Viola. Anch’io, da lucano, voglio avere qualche risposta ai suoi tanti ed angoscianti interrogativi…. Chiediamo troppo?
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Da “Il quotidiano della Basilicata” del 7 aprile 2007
La lettera della presidente dell'associazione donatori midollo osseo e cellule staminali. Cordoni: 500 punti di domanda - Sangue placentare «dismesso»: le richieste dei genitori
Lo scorso 3 aprile, sul quotidiano "Il Corriere della Sera" è stato pubblicato un articolo in cui si denunciava una vicenda assai delicata: cinquecento unità di sangue placentare (materiale estratto dal cordone ombelicale al momento del parto) sarebbero scomparse dall'ospedale "Madonna delle Grazie" di Matera.
Con molta probabilità, il sangue - da cui si ricavano le cellule staminali necessarie per curare alcune gravi malattie - è stato buttato. Secondo il certificato firmato dal responsabile dell'unità di Medicina legale dell'ospedale materano, Aldo Di Fazio, «il materiale è stato dismesso a causa di avarie dei congelatori». Sulla vicenda sta indagando
lontano 1997.
Nella sua replica il direttore generale dell'Asl 4, Maroscia, smentendo il contenuto dell'articolo del Corriere, a firma di Carlo Vulpio, ha affermato che: «la banca di cellule cordonali era clandestina e non autorizzata»; una commissione tecnica dell'Asl 4 e della Regione Basilicata ne aveva rilevato «disfunzioni e irregolarità nella gestione e nella conservazione delle cellule» segnalandole anche, nel novembre 2006, alla Procura della Repubblica di Catanzaro.
I Fatti
Il Piano sanitario regionale 1996/1998, pubblicato sul Bur del 5/2/1997, istituiva
In data 26 maggio 1999 (prot. 7460/02C) il dipartimento Sicurezza sociale della Regione Basilicata autorizzava, su richiesta presentata dal Centro regionale di riferimento trapianti di Matera, l'Avis di Basilicata a trasportare i cordoni ombelicali prelevati presso il S. Carlo di Potenza alla Banca delle cellule staminali di Matera. L'autorizzazione reca la firma del dottor Montagano, direttore del dipartimento, e dell'allora assessore alla sanità, Filippo Bubbico.
Questi due fatti, da soli, smentiscono le opinioni di Maroscia, comprovando che
In virtù di queste autorizzazioni concesse dalla Regione Basilicata, l'associazione donatori di midollo osseo attivava in tutta
Da allora se ne sono perse le tracce! L'anno scorso vengo a conoscenza, in maniera del tutto casuale, che le cellule cordonali sono state distrutte. Allarmata dalla gravità del gesto scrivo, in data 30 agosto 2006, al direttore generale dell'Asl 4, Maroscia, e, per conoscenza, alla Regione Basilicata, per avere informazioni ufficiali sullo stato delle cose. Non ricevo alcuna risposta!
Circa quattro mesi dopo, in prossimità delle festività natalizie, vengo contattata da una giornalista de "Il Sole 24 ore", Rita Fatiguso, la quale sta conducendo, per il suo giornale, un'inchiesta sulle Banche italiane di cellule cordonali. Mi informa che, per avere notizie sulla Banca materana, ha contattato i vertici dell'Azienda sanitaria, ricevendo risposte vaghe e imprecise, come quelle che ricevo io, in data 5 gennaio 2007, guarda caso, solo dopo che un giornale a tiratura nazionale ha cominciato a interessarsi del problema. La missiva, a firma di Aldo di Fazio, responsabile dell'Unità di medicina legale e di gestione del rischio, mi comunica che è in corso una istruttoria sia interna che esterna all'azienda per soddisfare la mia richiesta di informazioni (datata 30 agosto!!!).
Sento ora da Maroscia, per il tramite del Tg 3 Basilicata, che era stata attivata una commissione tecnica dell'Asl 4 e della Regione Basilicata che aveva rilevato «disfunzioni e irregolarità nella gestione e nella conservazione delle cellule» segnalate anche nel novembre 2006 alla Procura della Repubblica di Catanzaro.
Quindi io potevo ricevere una risposta ufficiale dal direttore generale dell'Asl 4 già nel novembre 2006! Ma a tutt'oggi, io sto ancora aspettando l'esito della "complessa istruttoria" e non ho ricevuto alcuna risposta. Il 3 marzo 2007 il Sole 24 ore pubblica l'articolo della Fatiguso dal titolo:"Inattiva la banca delle staminali: a Matera l'ospedale indaga". Nel frattempo entro in contatto con Maria Michela
Era stato individuato personale competente alla gestione della Banca? Come mai
Il direttore generale dell'Asl 4 di Matera, Maroscia, ha il dovere di rispondere a queste domande pubblicamente e di informarsi con puntualità sui fatti per evitare di comunicare opinioni e dare un'immagine negativa della sanità lucana.
E' doveroso precisare anche che fino al 2004, anno del trasferimento delle cellule cordonali dal centro di Microcitemia, diretto da Carlo Gaudiano, al centro trasfusionale, le sacche di sangue cordonale erano state ben conservate, tant'è che Franco Locatelli, uno dei maggiori trapiantologi italiani, aveva utilizzato più volte, nel Centro trapianti di Pavia, sangue cordonale proveniente dalla Banca di Matera, della quale, come afferma nell'intervista rilasciata a "Il Sole 24 Ore", conserva «un ottimo ricordo». Questo smentisce ancora una volta le affermazioni di Maroscia circa le disfunzioni e «l'irregolarità nella gestione e nella conservazione delle cellule».
Non solo, ma esiste documentazione dei controlli effettuati periodicamente da Carlo Gaudiano, responsabile della gestione della Banca fino al 2004, che comprova che i cordoni rispondevano a tutti gli standard di sicurezza e di conservazione. Maroscia, che sostiene il contrario, è tenuto a dare documentazione delle sue affermazioni, altrimenti le sue sono ancora una volta opinioni, non comprovate,anzi, smentite dai fatti. Inoltre mi chiedo come mai nella risposta alla signora
Rosa Viola presidente di DOMOS Basilicata